Con i giovani non servono le parole, ma l’esempio

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Pochi giorni prima della mia professione perpetua raccontavo a Matteo alcune esperienze e riflessioni del mio percorso, ecco il suo resoconto da un’interessante punto di vista. (Don Orione Oggi – Marzo 2018, Matteo Guerrini)

Roberto Luciano è un chierico orionino, prossimo alla sua professione perpetua e sempre molto
vicino ai giovani. Per questo, ha le idee chiare su come coinvolgerli nella vita religiosa e spirituale
della Chiesa.
“I giovani d’oggi non sono lontani dalla Chiesa, ma sono alla ricerca di qualcosa che non sanno
spiegare. Per far loro riscoprire il lato spirituale della vita non dobbiamo però utilizzare le parole,
bensì il nostro esempio”. Parla così Roberto Luciano, un chierico orionino molto attento all’aspetto
religioso della vita dei giovani, perché è alla soglia dei 33 anni e fra poco compirà la sua
professione perpetua, e perché nei suoi anni da seminarista ha lavorato molto nell’ambito della
pastorale giovanile. Una storia, la sua, che parte dalla Sicilia e arriva fino a Roma, al seminario Don
Orione di via dei Massimi. “Ho conosciuto Don Orione a Messina, quando avevo 9 anni – racconta
– e da allora non l’ho più abbandonato. Mi ha colpito subito lo spirito di comunità che si respirava
nella parrocchia, c’era il sacerdote che si occupava dei fedeli, dei disabili e degli anziani, c’era
quello più attento al lato spirituale e che faceva le confessioni, c’era chi stava con i giovani. Tutti
insieme, davano vita al carisma orionino e questo aspetto mi è piaciuto molto. A 23 anni sono29315225_10214045461763732_1582602903014362005_n
entrato in seminario a Velletri, perché volevo prendermi una pausa dalla vita che conducevo,
dall’università, dal lavoro, dalla fidanzata. Volevo capire bene cosa il Signore volesse da me. Il mio
percorso è durato 10 anni e ora, proprio in questo mese, farò la professione perpetua”. Un percorso,
quello di Roberto, che lo ha portato a stare sempre in contatto con i giovani, a organizzare eventi,
meeting, giornate di condivisione e, quindi, a capire qual è il modo migliore per cercare di
rapportarsi con loro: “Credo che oggi i giovani siano abituati ad avere tutto e subito, una risposta
immediata a ogni loro domanda. Ma questo approccio non può funzionare se parliamo di fede, anzi
è tutto l’opposto. E questa difficoltà genera in loro rabbia nei confronti di Dio. Dobbiamo insegnare
loro a guardare le situazioni cercando di staccarsi dal contesto prossimo, questo li aiuterà ad
accogliere Dio nella realtà. A volte in loro può esserci paura nell’andare incontro alla fede, possono
spaventare i precetti e le imposizioni, per questo sono convinto che bisogna far capire loro che Dio
non è qualcosa che sconvolge, che va fuori dall’ordinario, ma avere fede in Lui significa vivere in
maniera del tutto particolare, e più bella, le giornate ordinarie. Per fare questo, la testimonianza
migliore che un religioso può dare è attraverso i fatti. Testimoniare Cristo stando in mezzo a loro e
facendo le cose insieme a loro”. “Quando – aggiunge – Papa Francesco ci dice che il pastore deve
“puzzare di pecore”, ci sta parlando del cuore del Vangelo, perché è proprio quella prossimità che i
giovani cercano e di cui hanno bisogno. Anche Don Orione ragionava in questo modo. Non diceva
mai: “fate questo, fate quello”. Piuttosto diceva: “facciamo”. È una parte fondamentale del suo
carisma ed è ciò che può far riscoprire nei giovani l’importanza della vita spirituale. Don Orione
diceva: “Entrare con la loro, uscire con la nostra”. L’oratorio, il gioco, il pallone, l’attività ludico-
ricreativa è il punto di partenza. Perché devi far capire che lì c’è il divertimento, ma insieme a
questo devi piantare un seme di spiritualità, che ogni giorno deve crescere e poi deve portare il
giovane a farsi delle domande e ad avere la curiosità di capire sempre di più le cose. E poi, tutto
questo, va abbinato alla preghiera, al “ora et labora” di San Benedetto che Don Orione ha fatto suo.29365873_10155642844193323_856934095521636710_n
Al lavoro va affiancata la preghiera. E bisogna rifugiarsi nella preghiera prima di ogni decisione
importante. Pregare non è una cosa che riguarda solo i religiosi, ma tutti i fedeli e i giovani in modo
particolare”.

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