Il Papa a Tallinn: «Giovani indignati dagli scandali della Chiesa, ma pronti ad aiutare al cambiamento»

Ultima tappa per il Pontefice nei paesi Baltici. «I ragazzi sentono la presenza della Chiesa come fastidiosa e perfino irritante. E questo è vero! Li indignano gli scandali di fronte ai quali non vedono una condanna netta». Il prossimo sinodo avrà anche lo scopo di affrontare questi temi e proporre un cambiamento.

Il Papa a Tallinn

Il Pontefice esordisce nel suo discorso del 24 settembre in Estonia con parole pesanti e chiare: «Sappiamo – come ci avete detto – che molti giovani non ci chiedono nulla perché non ci ritengono interlocutori significativi per la loro esistenza. È brutto quando una Chiesa, una comunità si comporpapa_61196617ta in modo da far pensare loro questo. Alcuni, anzi, chiedono espressamente di essere lasciati in pace, perché sentono la presenza della Chiesa come fastidiosa e perfino irritante. E questo è vero! Li indignano gli scandali sessuali ed economici di fronte ai quali non vedono una condanna netta; il non saper interpretare adeguatamente la vita e la sensibilità dei giovani per mancanza di preparazione; o semplicemente il ruolo passivo che assegniamo loro…». Francesco arriva a Tallinn, «la capitale più settentrionale che il Signore mi ha dato di visitare», e si rivolge ai ragazzi come un anticipo del Sinodo sui giovani che si riunirà in Vaticano dal 3 al 28 ottobre. Una riflessione senza sconti,  avvenuto comunque tra le ovazioni e gli applausi dei ragazzi,  sulle responsabilità della Chiesa e del mondo adulto, nell’ultima tappa del suo viaggio nei Paesi baltici: «Quando noi adulti ci chiudiamo a una realtà che è già un fatto, ci dite con franchezza: “Non lo vedete?”. E alcuni più coraggiosi hanno il coraggio di dire: “Non vi accorgete che nessuno vi ascolta più, né vi crede?”. Abbiamo davvero bisogno di convertirci, di scoprire che per essere al vostro fianco dobbiamo rovesciare tante situazioni che sono, in definitiva, quelle che vi allontanano».

In Estonia, il 75% degli abitanti si dichiara non credente, i cristiani sono per lo più ortodossi (16 per cento) o luterani (10) mentre i cattolici sono appena l’1%. Tra i giovani la lontananza dalla fede è ancora più netta. «Il benessere non è sempre sinonimo di vivere bene», osservava Francesco appena arrivato, durante l’incontro con la presidente Kersti Kaljulaid e le autorità: «Uno dei fenomeni che possiamo osservare nelle nostre società tecnocratiche è la perdita del senso della vita, della gioia di vivere e, quindi, uno spegnersi lento e silenzioso della capacità di meraviglia, che spesso immerge la gente in una fatica esistenziale». Ma Francesco sa benissimo che la questione riguarda anche il resto dell’Europa e del mondo occidentale. Per questo ricorda che nel Vangelo «Gesù si rende conto che coloro che hanno compreso, quelli che capiscono il centro del suo messaggio e della sua persona, sono i piccoli». La Chiesa, e più in generale il mondo adulto, devono imparare a ascoltarli.

Il pontefice sa di essere lì soprattutto per quell’ 1% di cattolici presenti in quello Stato. Ma lui si rivolge a tutti, anche ai non cattolici, anche ai non cristiani. perché il dolore di una parte dei fedeli è il dolore della Chiesa intera, il dolore di una confessione è il dolore di tutti i fedeli, le problematiche di una generazione sono i problemi di un intero continente.

 «Tante volte le comunità cristiane si chiudono senza accorgersene e non ascoltano le vostre inquietudini». Il Papa si riferisce alle migliaia di risposte e osservazioni che sono arrivate dai giovani di tutto il mondo in Vaticano e saranno la base di discussione dei vescovi: «A voi giovani capita spesso che gli adulti intorno a voi non sanno quello che vogliono o si aspettano da voi; o a volte, quando vi vedono molto felici, diffidano; e se vi vedono angosciati, relativizzano quello che vi succede. Nella consultazione prima del Sinodo, molti di voi chiedono che qualcuno vi accompagni e vi capisca senza giudicare e sappia ascoltarvi, come pure rispondere ai vostri interrogativi. Le nostre Chiese cristiane – e oserei dire ogni processo religioso strutturato istituzionalmente – a volte si portano dietro atteggiamenti nei quali è stato più facile per noi parlare, consigliare, proporre dalla nostra esperienza, piuttosto che ascoltare, lasciarsi interrogare e illuminare da ciò che voi vivete».

DSC2383Ascoltare i giovani non è una concessione, ne va del futuro della Chiesa: «Sappiamo che dove c’è Gesù c’è sempre rinnovamento, c’è sempre l’opportunità della conversione, di lasciarsi alle spalle tutto ciò che ci separa da Lui e dai nostri fratelli. Allora sì, diciamo di nuovo: “Venite a me, voi tutti che siete stanchi e oppressi, e io vi ristorerò”. E lo diciamo convinti che Gesù continua ad essere il motivo per essere qui». Il Papa prosegue: «Sono tanti quelli che fanno questa esperienza: vedono che finisce l’amore dei loro genitori, che si dissolve l’amore di coppie appena sposate; sperimentano un intimo dolore quando a nessuno importa che debbano emigrare per cercare lavoro o quando li si guarda con sospetto perché sono stranieri». Qui sta la missione dei giovani: «Sembrerebbe che l’amore sia morto, ma sappiamo che non è così, e abbiamo una parola da dire, qualcosa da annunciare, con pochi discorsi e molti gesti. Perché voi siete la generazione dell’immagine e dell’azione al di sopra della speculazione, della teoria». Già in Lettonia aveva parlato del rischio di diventare «cristiani turisti» che guardano la fede come si guarda un monumento, che dopo essere stato visto, magari apprezzato e infine commentato, viene lasciato lì, mentre lo spettatore se ne va. Ora ripete: «Accogliamo insieme quella novità che Dio porta nella nostra vita; quella novità che ci spinge a partire sempre di nuovo, per andare là dove si trova l’umanità più ferita. Chiediamo la forza apostolica di portare il Vangelo agli altri, ma offrirlo, non imporlo: quando una comunità cristiana è veramente cristiana non fa proselitismo, soltanto ascolta, riceve, accompagna e fa cammino. E chiediamo di rinunciare a fare della nostra vita cristiana un museo di ricordi. Così la Chiesa sarà in grado di andare avanti accogliendo in sé le sorprese del Signore, recuperando la propria giovinezza».

Il viaggio del pontefice si è concluso mercoledì 26 settembre con il suo ritorno a Roma. Molti giovani estoni sono accorsi ad ascoltarlo. Molti giovani hanno domande a cui gli adulti devono rispondere. Sono soprattutto i Vescovi a dover rispondere, in occasione del prossimo Sinodo. I giovani chiedono spiegazioni su una Chiesa chiusa in se stessa, chiedono  più spazi, chiedono un onesto confronto e una possibile riforma, una possibile apertura della Chiesa alle loro richieste, alle loro necessità, un sereno confronto sul cambiamento della società moderna. Il Papa per ora sembra uno dei pochi a essersi accorto di questo disagio giovanile. Ma si è mostrato aperto, si è mostrato pastore che va in cerca delle sue pecore. Un pastore al servizio di un ben più importante Pastore. Manteniamo alta la fiducia in lui e nei suoi collaboratori, in attesa del Sinodo che in questi giorni si è aperto. I lavori sono iniziati….

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