Finalmente è iniziato il Sinodo dei vescovi per i giovani! Dopo mesi di preparazione, il 3 ottobre Papa Francesco ha dato inizio ai lavori: c’è chi spera in un rinnovamento, chi teme che non si concluda nulla, chi vede nel Sinodo un’occasione, chi un rischio da evitare, chi si aspetta più giovani in chiesa, chi meno, chi più anziani, cani, gatti, marziani… Insomma, all’interno della Chiesa – e non solo – gli occhi di molti sono puntati verso questo evento.

Per evitare di rimanere invischiati in tanti discorsi inconcludenti, ma soprattutto per essere almeno consapevoli di ciò di cui stiamo parlando, oggi ci chiediamo: sì, tutto molto bello, ma cos’è il Sinodo dei Vescovi? Per capirlo dobbiamo fare una digressione storico-teologica sulla gerarchia della Chiesa. So che a queste parole, tanti di voi avranno già in mente storie di cardinali corrotti e manipolatori che Ditocorto di Game of Thrones levate, fortunatamente, però, le cose stanno un po’ diversamente.©-Mazurcatholicnews.org_.uk_-1024x499
Andiamo con ordine. Le prime comunità cristiane avevano un assetto apparentemente molto diverso da quello a cui siamo abituati oggi. Quando gli Apostoli hanno iniziato a predicare il Vangelo per il mondo, esistevano tante Chiese locali sorte attorno a ciascuno di essi e da loro stessi governate. Il motivo è presto detto: la fede dei cristiani si basava – e si basa tutt’ora – su quello che loro sono andati in giro a raccontare su Gesù, in particolare sulla sua passione, morte e risurrezione. Sembrava quindi anche logico che fossero loro a tenere le redini della comunità, essendo gli unici testimoni che potessero assicurare un racconto veritiero della predicazione e della vita del Signore. Quando hanno iniziato a invecchiare, hanno capito che era il momento di nominare dei successori a cui passare l’autorità ricevuta da Gesù e che fossero i custodi della loro predicazione.

Ecco comparire la figura del vescovo, il cui etimo rimanda proprio alla parola che in greco significa sorvegliante. Le Chiese locali e i rispettivi vescovi erano però ben consapevoli di appartenere a un’unica grande Chiesa cattolica, cioè universale, infatti capitava con un certa frequenza che
tutti i vescovi si riunissero in assemblea per discutere alcuni punti della Tradizione apostolica che non erano chiari o erano stati messi in discussione. Queste assemblee passarono alla storia come Concili Ecumenici.
Mi sembra di sentire alcuni: sì ma in tutto questo, Pietro, il papa, non contava niente? Adesso ci arrivo. Gesù, che certamente, non era uno sprovveduto e conosceva bene i propri polli, cioè noi, sapeva che sarebbe servita una figura che facesse da garante ed evitasse che gli Apostoli e i loro successori sbandassero e dividessero la Chiesa in tante parti indipendenti l’una della altre. Ecco allora che ha scelto uno dei Dodici per questo compito particolare.

Simone, […] io ho pregato per te, che non venga meno la tua fede; e tu, una volta ravveduto, conferma i tuoi fratelli. (Lc 21, 32).

In altre parole Gesù ha istituito Pietro come garante della fede e dell’unità per il gruppo degli Apostoli. Non che lui fosse, qualcosa in più, semplicemente aveva ricevuto l’autorità di fare da perno per gli atri. Il compito del Papa ancora oggi è essenzialmente questo: tenere unita la Chiesa e fare in modo che non si sbagli o rinneghi la propria fede.
20181004_player-this-morning-in-the-xv-ordinary-general-assembly-of-the-synod-of-bishops_daniel-ibanez_25_1538663290Nei primi secoli la Chiesa assomigliava quindi a una specie di stato federale in cui ogni Chiesa locale faceva riferimento al proprio vescovo, ma in cui ogni vescovo si teneva unito ai suoi pari e alla Tradizione tramite, si dice in gergo, la comunione con il Papa. Semplice no? Nei secoli, tuttavia, diverse figure, anche episcopali, hanno iniziato a partire per la tangente e come reazione, Roma ha iniziato a centralizzare
sempre di più il potere nelle mani del Pontefice. Sarà, infine il Concilio Vaticano II a stabilire chiaramente l’importanza di un ritorno a una maggiore sinodalità.
Eccoci arrivati al punto. Si definisce sinodalità proprio quel processo per cui le decisioni nella Chiesa non sono prese soltanto da Roma ma in modo collegiale sotto la guida del Papa. Il Sinodo riunisce i rappresentanti dei vescovi di tutto il mondo e si ritrova ogni tre anni per discutere di vari temi considerati di particolare rilevanza per la Chiesa e proporre delle linee di azione al Pontefice.
Siamo dunque arrivati in fondo. Ora dovremmo avere in mano gli attrezzi minimi per comprendere il Sinodo e il modo in cui lavora. Si tratta di una grande occasione per la Chiesa in cui le diverse realtà locali possono far arrivare la propria voce a Roma, ma soprattutto sono un’occasione in cui i custodi della nostra fede possono tornare alla fonte per attingere nuova linfa vitale per le proprie diocesi e per la Chiesa tutta. E
solo il Signore sa quanto ne abbiamo bisogno.

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