Una giornata per ricordarci che non siamo soli

Non so se la Madonna, apparendo a Lourdes, avesse messo in conto che quell’evento, a distanza di più di un secolo, sarebbe stato legato alla Giornata mondiale del malato. Di certo, non sembra una prospettiva molto allegra. Non so, qualcosa come la Giornata mondiale delle guarigioni miracolose o dell’acqua prodigiosa farebbe tutto un altro effetto. Caro Giovanni Paolo II, come ti è venuto in mente di unire un’apparizione mariana con un tema così triste e difficile da digerire come quello della malattia? E poi, era proprio il caso di istituire una giornata del genere? Si capiscono giornate per la pace, la vita, la famiglia, ma anche per la Nutella, le torte (esistono davvero, giuro), i bucatini all’amatriciana e – perché no? – anche per gli unicorni e il mondo delle fate. Ma dei malati proprio no; la malattia è un fatto privato, personale, è maleducato e volgare parlare di malattia. Come puoi pensare che la Madonna possa sentirsi onorata ad essere associata ai malati? Tuttalpiù agli ex sofferenti ora guariti, ma ai malati. Che affronto per la Signora di Lourdes. O forse no…

Vedete, il ragionamento filerebbe anche, se non fosse per un piccolo particolare. Un particolare disturbante e scandaloso. Quell’Uomo appeso a una croce poco fuori Gerusalemme intorno all’anno 30. Si vede lontano un miglio che non è un Uomo come gli altri. I soldati romani, grandi esperti nell’uccidere la peggiore plebaglia, intuiscono subito ciò che i grandi sapienti del Tempio non comprenderanno mai: quell’Uomo è innocente. Innocente fino al midollo. Non merita il trattamento che sta patendo, non merita la sofferenza che sta vivendo.

Eccolo! Ecco che spunta il problema di fondo, quello che, per generazioni, ha fatto sì che ogni uomo degno di questo nome gridasse al cielo e maledisse la terra. Il dolore dell’innocente. Perché possiamo tentare di spiegare e comprendere tutto, ma non questo, la malattia che colpisce i bambini prima ancora che possano emettere il loro primo vagito o che corrompe la mente di chi si avvicina all’ultimo dei suoi giorni, condannato a dimenticare gli affetti di una vita. Questa è l’ingiustizia suprema che ci ripugna. Questo è il motivo per cui parlare di malattia ci disgusta ancor più di quanto vogliamo ammettere a noi stessi. Avevano ragione i rivoluzionari parigini: “Se Dio esistesse, bisognerebbe fucilarlo”. E così avviene. Poiché quell’Uomo sulla croce è anche Dio. E, con la signorilità che solo Dio può avere, decide di non risolvere il problema, ma di fare molto di più. Decide di entrarci. Dio, che di per sé sarebbe impermeabile al dolore e al male, decide di condividerli con l’umanità. Così, senza secondi fini. Gratuitamente. Per puro amore.

Di fronte al dolore non siamo più soli, Dio soffre con noi e ci permette di ritrovare il senso della vita anche là dove sembrava svanito. Gesù ha saputo trasformare la somma ingiustizia subita in un atto di amore e così possiamo fare tutti noi. Capite? La giornata del malato non è un mezzo buonista da crocerossina per compatire i poveri malati e per sensibilizzarci alla sofferenza altrui. O meglio, se lo viviamo in modo pienamente cristiano, non può essere solo questo. Celebrare una giornata del genere deve anzitutto ricordarci che nella malattia e nel dolore sono nascosti una dignità e un potenziale altissimo. Ecco perché i cristiani si oppongono a quelle ideologie che il Papa definisce dello scarto. Il malato, anche grave, non può essere considerato meno degno di vita rispetto a un sano poiché non ha perso la facoltà di amare e, soprattutto, perché se Dio non lo ha abbandonato nel suo dolore, neanche noi abbiamo il diritto di farlo.

Allora permettetemi un augurio strano: che domani possiamo vivere una bella e luminosa giornata mondiale del malato. Che possiamo ricordarci che nel sofferente, come ci ricorda anche don Orione, intravediamo Cristo. E che possiamo non dimenticare mai che, per quanto la nostra situazione possa essere difficile e dolorosa e per quanto possiamo sentirci soli in questo dolore, vicino a noi c’è un Dio che sta affrontando lo stesso male e vuole vincerlo al nostro fianco.

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