Oggi intervistiamo don Michele Gianola, direttore dell’Ufficio Vocazioni della CEI. Ecco cosa ha voluto condividere con noi.

Chi è don Michele Gianola?

Risultati immagini per don michele gianola

Sono un prete della diocesi di Como, dal 2001. Ho sempre lavorato con le vocazioni e i giovani, prima educatore in seminario, poi studente a Roma presso la PUG, poi nella pastorale vocazionale diocesana. 

Cosa vuol dire vocazione?

In maniera provocatoria dico spesso che ‘vocazione è fare quello che si vuole’ (non quello che ‘ci pare’, intendiamoci!) perché la vita ci è data per essere spesa a servizio di qualcuno perché noi siamo una missione. Il problema vero è che non sappiamo quello che vogliamo per davvero e abbiamo bisogno di un Maestro esperto nell’arte della vita perché ce la insegni, ci introduca, ci accompagni. E quando insieme a Lui riusciamo a scoprire il desiderio più profondo del nostro cuore, scopriamo che è il desiderio che lui stesso ha seminato e così la sua volontà non fa più paura, perché lì riconosciamo il compimento anche della nostra. 

Quanto è importante la preghiera nel cammino di discernimento?

Chiaro che in questa prospettiva l’incontro con Gesù, stare alla sua scuola è fondamentale. Alla scuola della Parola si impara la fede e alla scuola dei gesti di Gesù si conosce il Padre. La preghiera è ascolto della Parola, respiro della vita della Chiesa, ritmo capace di introdurci alla grande danza della storia e del mondo.

Qual è, secondo te, il passo biblico che spiega in modo migliore la “chiamata” e perchè.

A me piace moltissimo il testo della Samaritana, perché è così luminoso: dopo aver parlato con la donna di Samaria mentre i discepoli offrono a Gesù il cibo, lui li invita a guardare davanti a sé una messe abbondante. Solo che davanti agli occhi dei discepoli non c’è neanche una spiga di grano, perché siamo in inverno. È bellissimo questo sguardo vocazionale di Gesù che vede un pezzettino più in là di quello che accade. La donna ha incontrato Gesù, lo ha conosciuto e spontaneamente senza ricevere alcuna istruzione da lui va, racconta ai suoi concittadini, che tornano al pozzo, incontrano Gesù e credono. Che bellezza la libertà di Gesù, che semina la parola nel cuore ferito della Samaritana. E che bello che sia lei ad andare ad annunciare, a diventare sorgente d’acqua che zampilla, dopo essersi dissetata all’acqua viva che è Gesù.

Papa Francesco invita i giovani a “rischiare”. Perchè in tanti hanno paura di farlo?

Non solo i giovani, hanno paura di rischiare la vita, anche gli adulti. Tutti abbiamo nel cuore quella paura più radicale che è la paura della morte, che ci vuole convincere che la cosa più importante è salvare se stessi. Rischiare è sentire la paura di morire (non soltanto della morte fisica, s’intende, anche di perdere la faccia, fare brutta figura, essere abbandonati, voler controllare tutto, pensare di vivere trattenendo…) che è la radice di ogni peccato, la catena che ti impedisce di trovare la felicità laddove essa abita per davvero. C’è una espressione che mi piace molto negli atti degli apostoli, descrive Paolo e Barnaba come due che hanno rischiato la vita per il nome di Gesù. Come dire che ci hanno scommesso, non hanno avuto paura di credere che il modo più bello di vivere la vita è quello di Gesù. 

Cosa diresti a questi giovani per incoraggiarli?

Lo vorrei fare riprendendo le parole del card. Bassetti durante la GMG di Panamà dicendo loro: «Coraggio! Non è un problema la vita! Voi non siete un problema per Gesù, nemmeno le vostre contraddizioni, le vostre domande, i vostri errori, i vostri sogni. Per un adulto di cui ci si può fidare, la vostra vita non è un problema, non lo è per chi davvero vi ama. E Gesù è un adulto di cui vi potete fidare, dal quale potete andare senza pensare di dover essere perfetti: è un adulto a cui potete affidare la vostra vita così com’è perché vi ama da morire».

Che suggerimenti daresti invece ai sacerdoti, religiosi e laici che li accompagnano?

Ho incontrato una giovane qualche giorno fa, che ringraziava coloro che l’hanno accompagnata della ‘curiosità’ che hanno avuto sulla sua vita. Accompagnare è interessarsi, in maniera libera, della vita dell’altro. Credere che nel cuore di chiunque c’è la possibilità del bene, c’è una vita che ha la forza di sorgere. Essere curiosi della curiosità di Dio, che ha così tanta fiducia in noi da prenderci sul serio, è ascoltare con estremo rispetto quello che lo Spirito suggerisce al cuore di ciascuno. Per contemplarne l’opera e accompagnarla.

Vuoi aggiungere qualche altra cosa?

Nel vangelo solo una cosa sta scritta riguardo alle vocazioni. Affido a ciascuno una preghiera, per la propria vocazione. Solo correndo il rischio di considerare scoprirai se è quello che vuoi per davvero. Fatti accompagnare e una volta riconosciuto sarà davvero bello! In mezzo a molte fatiche, ma della bellezza di Dio.


Related Posts

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

Latest Stories

Search stories by typing keyword and hit enter to begin searching.