Penso capiti a molti, almeno una volta, di avere la sensazione che tutto il mondo sia contro di te. Non quando sembra che tutto vada per il verso sbagliato, ma quando si ha l’impressione che tutto e tutti ci stiano accusando e si divertano a ricordarci e a rimarcare i nostri errori; momenti in cui ci si sente ingabbiati nel senso di colpa e di vergogna.

Probabilmente, era questa la sensazione che provava la donna del Vangelo di domenica scorsa. Colta in flagrante, si è ritrova circondata da farisei e maestri della Legge pronti a lapidarla per il suo errore. La Scrittura non ci dice come si sentisse la donna, ma possiamo provare a immaginarlo. Un peso angosciante nel cuore e una vocina diabolica che sussurra: In fondo te lo meriti, sei sbagliata, hai commesso un peccato imperdonabile. È curioso notare come uno dei titoli con cui la Bibbia indica Satana sia proprio quello di Accusatore. È Dio, è Gesù, invece, a detenere il potere di giudice; egli ascolta le accuse e, di fatto, le accoglie, senza cercare di giustificare la donna, ma ribaltando il problema sugli accusatori stessi. Chi è senza peccato

Quante volte ci capita di farci “accusa” nei confronti di chi sbaglia. E quante volte ci capita di trovarci al banco degli imputati nel grande tribunale della vita. E sempre siamo tentati a posare gli occhi sul nostro Accusatore che si diverte a rinfacciarci gli errori che abbiamo commesso. A volte, questo perverso procuratore è così bravo nell’inganno – che il più delle volte prende forma, più che come invenzione, come mezza verità – da farci credere di essere davvero senza speranza. Di meritarci solo una punizione.

Gesù, ancora una volta, rovescia tutto questo. E ne è capace perché sa distinguere l’essenziale, che non è mai l’errore, non è mai il peccato, ma la persona. Che è talmente importante da dover essere salvata ad ogni costo. Si è vero, vostro onore, ha sbagliato, ma il Padre mio e suo la ama troppo per poter lasciare che vada perduta. Ci dovrà pur essere un altro modo per compensare l’errore senza per questo condannare questa povera donna. Di fronte a un Amore come questo, l’Accusatore, o gli accusatori non sanno più cosa dire, si ritrovano senza parole e senza armi. E sono costretti a tacere. Soprattutto perché sanno di essere a loro volta colpevoli, ma il loro cuore è talmente indurito che non riescono a capire che quell’Amore sarebbe pronto a spendersi anche per loro.

Rimane, però, ancora un problema: quel famoso conto da pagare. Gesù prende su di sé il debito di tutti noi, ma presto verrà il momento di saldarlo. Ormai siamo vicini. Quell’altro modo per distruggere il male e salvare la persona è stato trovato. Il conto sarà pagato. Di venerdì. Su una Croce.

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