È sempre difficile trovare le parole giuste per parlare di ciò che, di per sé, sarebbe inesprimibile. Soprattutto se si cerca un modo nuovo per dirle. Questo è il grande dramma che avvolge quel breve ma immenso lasso di tempo che va dalla sera del Giovedì Santo a quella della Domenica di Pasqua.

Come parlare di un Dio che ama così tanto le sue creature da mettersi al loro servizio come il più umile dei servi? Come parlare di quel grande mistero che rende un rito antropofago e cannibale il mezzo dell’uomo per divinizzarsi, mangiando la stessa carne e bevendo lo stesso sangue di quel Dio? E come mettersi senza imbarazzo difronte alla scena di quello stesso Signore che trema e prega in preda alla paura e alla tentazione? Lui, così perfetto eppure così fragile, da quando ha scelto di vivere come noi.

Con quale coraggio ci si può azzardare a proferire parola davanti alla follia omicida di un popolo che acclama la morte, non solo di un innocente, ma del proprio stesso Dio, lo stesso che li aveva liberati secoli prima dalla schiavitù? Come si potrebbe mai cercare di spiegare la sfrontata bestemmia di chi afferma che su quella croce non è morto solo un uomo, ma lo stesso Creatore del mondo?

E infine, come non pensare ad un inganno o a uno scherzo di cattivo gusto ascoltando le parole di quelle donne che affermano che la Morte è stata, per la prima volta, derubata ed è stata costretta a liberare uno dei propri prigionieri? Che Egli è stato capace di aprire una nuova via, che dalle nebbie dell’Ade conduce su, in alto, fino agli sconfinati campi del Paradiso, là dove corpo e anima potranno riabbracciarsi per sempre, ogni lacrima sarà asciugata e l’uomo potrà finalmente vivere in armonia e comunione piena con il Padre celeste che tanto ha cercato invano tra le pieghe del mondo?

No, è naturale, le nostre ottuse menti si ribellano nell’ascoltare queste storie. Siamo così ripieni delle nostre certezze che non siamo più in grado di comprendere. In fondo, come poter comprendere la Risurrezione se, in ogni momento, cerchiamo di esorcizzare il pensiero della morte? Come comprendere la Croce se ci costruiamo una corazza che non ci faccia mai incontrare veramente con i nostri limiti e le nostre mancanze? Come facciamo a vivere una vita eucaristica di dono agli altri, se per noi il fratello è un oggetto di consumo o, peggio, un fastidio?

Sì, è sempre difficile trovare le parole giuste per parlare di ciò che, di per sé, si può comprendere solo amando e lasciandosi amare.

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