1. Il gruppo animatori – Riflessioni semiserie per impegnarsi seriamente nell’animazione

Composizione di luogo: Domenica sera o lunedì pomeriggio. Tra la casa del don, un po’ disordinata e con il lavello che presenta strascichi di qualche cena e l’oratorio ancora profumato del sudore di bambini.

Personaggi: Lui: il don, immancabile presenza. Un po’ stanco pur essendo domenica, il suo vero giorno libero. Sorride, saluta. E’ lui che tira le fila, è esperto in animazione ed educazione pur avendo letto solo qualche libro velocemente. E’ orgoglioso di questo gruppo a cui affida (affitta) gli adolescenti della parrocchia.

Noi: gli animatori. Più o meno ventenni, alle prime armi in fatto di animazione dei gruppi ma carichi come i soldati partiti per la naia. Contenti e un po’ sbarazzini. Due certezze: non falliremo e… una sessione invernale che si avvicina e la voglia di granita ancora presente su tutto il corpo.

Loro: gli adolescenti della parrocchia. Vanno dai 13 ai 17 anni, non sono presenti ma aleggiano nell’aria.

Azione: E’ la solita riunione del gruppo animatori. Dopo le frasi di rito: “Come va tutto bene?”, la cui risposta non interessa veramente a nessuno e puoi anche dire di stare male tanto il tempo per affrontare certo problemi stasera non c’è. Infatti basta accennare a“loro” che subito tutto assume un’aria nuova. L’analisi del gruppo è precisa: l’argomento scelto in programmazione sembra proprio portare frutti, tutti vengono volentieri. Ci sono sempre quelle due/tre mosche bianche che osano avvertire solo dieci minuti prima e quelli che ormai consideriamo sepolti con tanto di lapide (d’altronde le statistiche giovanili davano una percentuale di abbandono dopo la cresima che noi abbiamo già scardinato). 

La domanda che come una ghigliottina fende tutti i discorsi arriva dalla più timida del gruppo: “Vengono perchè gli interessa, oppure solo per uscire una sera in più?”. 

Si sbrodolano in pochi secondi milioni di volumi di sociologia dell’educazione circa il disagio giovanile, la desattelizzazione dell’adolescente dal nucleo familiare, il sentimento del sacro in forte declino nell’ultimo decennio. La situazione sembra piuttosto negativa. Lui, il prete, provando ad alzare lo sguardo ricorda che in tutti “brilla la scintilla del divino”, l’ha detto pure il Concilio.

Noi, gli animatori che come il coro di una celebrazione penitenziale ripetono “noi eravamo diversi, non eravamo così”. Entra in scena un biscotto che Lui ha trovato nelle dispense chiuse dall’ultimo giorno di Grest, l’attenzione è adesso vola sulla dieta ed il bisogno di esercizio fisico continuo e serio. Finiti i biscotti si guarda l’ora. E’ tardi. Tutti annuiscono e si comincia a preparare l’incontro per settimana prossima.

Dunque?

Il gruppo degli educatori in una parrocchia è il motore della macchina giovanile che permette alla comunità parrocchiale di sognare in termini di lungimiranza e longevità.

Sono un gruppo di servizio, s’incontrano grazie a “loro”, gli adolescenti che seguono, forse non riescono ad essere gruppo di amici ma la sfida vera e propria è farli interrogare su quanto questo essere per gli altri fa ritrovare se stessi, la loro vocazione. Il loro servizio agli altri è sempre portatore di qualcosa per sé, pasticciato fra crisi e grandi scivoloni esistenziali. E’ necessario allora che ognuno frequenti un gruppo di pari dove può condividere, approfondire, discutere se stesso e ciò in cui crede. E’ un problema di lui, il prete ma anche di voi, la comunità parrocchiale.

(segue la prossima settimana)

Alessandro Digangi

La cocciutaggine sarda, la passionalità siciliana e l'operatività torinese fanno di lui un ragazzo intraprendente e sacerdote creativo. Affascinato dal mondo degli adolescenti e affamato di una vera educazione al bene, è un gran divoratore di libri e scrittore dalla penna fresca e pungente, che non si stanca mai di prendere spunto dalla poesia di Baglioni.

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