“Christus vivit”: le 5 parole di Papa Francesco ai giovani!

Cristo vive. Egli è la nostra speranza e la più bella giovinezza di questo mondo. Tutto ciò che Lui tocca diventa giovane, diventa nuovo, si riempie di vita. Perciò, le prime parole che voglio rivolgere a ciascun giovane cristiano sono: Lui vive e ti vuole vivo! Lui è in te, Lui è con te e non se ne va mai. Per quanto tu ti possa allontanare, accanto a te c’è il Risorto, che ti chiama e ti aspetta per ricominciare.

È questo l’esordio della lunga lettera (che tecnicamente si chiama “esortazione apostolica postsinodale”) con cui papa Francesco si rivolge a tutti i giovani cristiani, quale frutto del lungo percorso che la Chiesa cattolica ha realizzato negli ultimi due anni. Un cammino ricco di vari eventi nazionali ed internazionali, di riflessione, di preghiera e di pellegrinaggio, sfociato nel grande evento del “sinodo sui giovani”, realizzatosi in Vaticano dal 3 al 28 ottobre 2018.

Papa Francesco, quindi, raccogliendo e accogliendo tutti gli spunti elaborati durante il sinodo, ne ha dato una forma organica che possa fungere da faro per la pastorale giovanile-vocazionale di ciascuna realtà cristiana (parrocchie, movimenti e  gruppi ecclesiali) che nel nome di Cristo lavora “per” i giovani e “con” i giovani.

Questa lettera, intitolata Christus vivit, è stata firmata dal papa lunedì 25 marzo (solennità dell’Annunciazione) nella Santa Casa di Loreto e pubblicata il 2 aprile, anniversario in cui il santo papa dei giovani Giovanni Paolo II è tornato alla Casa del Padre. È un documento variegato composto da 9 capitoli divisi in 299 paragrafi: un bel segno forte, che ci fa capire come il papa ha veramente a cuore la vita dei nostri ragazzi e la vitalità di tutta la Chiesa. Certamente sarà buona cosa che ognuno legga per intero l’esortazione apostolica, ma provo a stuzzicarne l’appetito proponendovi una sintesi mediante 5 PAROLE.

1^ parola GESÙ GIOVANE.

Il Papa affronta il tema degli anni giovanili di Gesù e si ricorda come il Vangelo lo descrive nei diversi passaggi della sua vita: l’infanzia vissuta nella sua famiglia; l’adolescenza e la giovinezza spese non per se stesso, ma in un rapporto ben integrato tra propria famiglia e la gente del suo villaggio, per cui nessuno lo considerava un giovane “estraneo” o “separato” dagli altri. Perciò il papa fa notare che questi aspetti della vita di Gesù non dovrebbero essere ignorati nella pastorale giovanile, «per non creare progetti che isolino i giovani dalla famiglia e dal mondo, o che li trasformino in una minoranza selezionata e preservata da ogni contagio». Servono invece «progetti che li rafforzino, li accompagnino e li proiettino verso l’incontro con gli altri, il servizio generoso, la missione». Inoltre papa Francesco riconosce come i giovani di oggi, a partire dalla giovinezza di Gesù, possano trovare in Lui «la sorgente che mantiene vivi i nostri sogni, i nostri progetti, i nostri grandi ideali, e che ci lancia nell’annuncio della vita che vale la pena vivere»; infatti «il Signore ci chiama ad accendere stelle nella notte di altri giovani».

2^ parola: CHIESA GIOVANE.

Il papa intende andare alla sostanza delle cose, per non fermarci alle forme esteriori; perciò non tanto una Chiesa “giovanile”, ma una Chiesa “giovane”. Una Chiesa libera «da coloro che vogliono invecchiarla, fissarla sul passato, frenarla, renderla immobile» e che, rimanendo se stessa, «riceve la forza sempre nuova dalla Parola di Dio, dell’Eucaristia, della forza del suo Spirito ogni giorno».

Una Chiesa che testimonia «la bellezza della generosità, del servizio, della purezza, della fortezza, del perdono, della fedeltà alla propria vocazione, della preghiera, della lotta per la giustizia e il bene comune, dell’amore per i poveri, dell’amicizia sociale».

3^ parola: AMICIZIA SOCIALE.

Percorsi ed esperienze vanno vissute nella “vita comunitaria” – ci ricorda Francesco – superando due «tentazioni»: la chiusura in noi stessi, nei nostri problemi, nei sentimenti feriti, nelle lamentele e nelle comodità; e la chiusura nei piccoli gruppi, che molte volte diventano «un semplice prolungamento dell’io». Perciò il papa propone ai giovani di andare oltre i gruppi di amici e di costruire «amicizia sociale», in un «impegno sociale stabile» nel quale «il contatto diretto con i poveri resti un’occasione fondamentale di scoperta o approfondimento della fede e di discernimento della propria vocazione». Ogni giovane (lavoratore o universitario) può mettere a frutto le proprie capacità e conoscenze per creare quella «fraternità» che il papa intende si debba concretizzare con queste modalità.

4^ parola: VOCAZIONE.

Francesco pensa alla vita di ciascun giovane come vocazione al «servizio missionario verso gli altri», coltivando tutto “ciò che si è” e scoprendosi per “come si è” alla luce di Dio, senza creare se stessi dal nulla. Normalmente la vocazione dei giovani ruota a due questioni fondamentali: la formazione di una nuova famiglia e il lavoro, dal momento che in ogni giovane c’è il desiderio di vivere insieme la stabilità degli affetti familiari, lavorativa e una certa autonomia per non dipendere dagli altri. Tuttavia il papa incita i giovani a non escludere la possibilità di consacrarsi a Dio nel sacerdozio o nella vita consacrata, quando dice: «Perché escluderlo? Abbi la certezza che, se riconosci una chiamata di Dio e la segui, ciò sarà la cosa che darà pienezza alla tua vita».

5^ parola: DISCERNIMENTO.

Capire la propria vocazione, cioè cosa il Signore vuole da ciascuno di noi e da ciascun giovane, richiede spazi di solitudine e di silenzio perché è una decisione molto personale che nessun altro può prendere al nostro posto. Agli adulti che aiutano i giovani a “fare discernimento” il Papa individua almeno 3 sensibilità: l’attenzione alla persona, la capacità di riconoscere i segni della grazia di Dio nella vita della persona e l’ascolto profondo della persona che si accompagna.

Papa Francesco ricorda che non esistono manuali o ricettari in grado di fare tutto ciò, per cui la Chiesa tutta – attraverso le singole comunità – non può fare altro che mettersi nell’ottica di «suscitare e accompagnare processi, non imporre percorsi. E si tratta di processi di persone che sono sempre uniche e libere» come i tanti “giovani santi” di cui il papa ha ricordato nomi e storie, che si sono intrecciati nella storia del loro tempo.

Noi come orionini non possiamo farci scivolare addosso tutta questa ricchezza! Possiamo quindi avvertire la responsabilità di queste indicazioni del papa e, soprattutto, i suoi desideri espressi nei confronti dei giovani a conclusione della sua lettera: «Cari giovani, sarò più felice nel vedervi correre più velocemente di chi è lento e timoroso. La Chiesa ha bisogno del vostro slancio, delle vostre intuizioni, della vostra fede… E quando arriverete dove noi non siamo ancora giunti, abbiate la pazienza di aspettarci».

Don Luca Ingrascì

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