Riflessioni semiserie per impegnarsi seriamente nell’animazione 

Composizione di luogo:

Oratorio ore 18.00.

Personaggi:

Il don: ha appena finito catechismo e con la testa è già proiettato sull’incontro adolescenti in onda tra pochi minuti.

Gruppo animatori: scendono dalla sala stampa con il solito “malloppo” di fotocopie che neanche dovessero discutere la tesi di dottorato, tutti eccitati perchè “l’incontro di oggi è una figata!”.

I ragazzi del gruppo: i soliti volti da soldati che hanno appena finito di combattere una guerra fra derivate ed integrali, qualche verso del buon Alighieri e la denominazione IUPAC che ancora presenta qualche ostacolo.

Azione:

All’approssimarsi dell’ora fatidica dell’incontro la chat del gruppo diventa più popolata della città di Pechino. I messaggi arrivano con velocità e si abbattono sui poveri animatori che hanno in mano rispettivamente: i fogli dell’incontro, le penne, uno zaino. Qualcuno scrive che arriverà in ritardo ma appena il più coraggioso digita: “Io non ci sono” ecco che la moltitudine degli ignavi si fa coraggio e in un “copia e incolla” incredibilmente veloce la chat si riempie di tanti “Io anche” che delineano la fine di un pomeriggio che si era aperto con le migliori aspettative.

Gli animatori si guardano e si fanno coraggio, ogni volta che una notifica fa capolino sul display qualcuno commenta: “Eccone un altro. Se sapessero quanto ci abbiamo messo per prepararlo!”. Qualcuno cerca una spiegazione che possa discolparli: “Con queste belle giornate è proprio difficile non andare fuori a giocare”. Altri la mettono sul tragico: “Forse quest’anno abbiamo proprio sbagliato tutto: argomento degli incontri, giorno e tecniche di animazione”.

Il problema, quando finalmente il cellulare smette di dare brutte notizie rimane sempre lo stesso: “l’incontro lo facciamo o lo rimandiamo”?

Dunque?

Non è per niente facile capire cosa sia bene fare in alcune situazioni. Scegliere è da sempre il mestiere più difficile che ogni uomo è chiamato a compiere. La Chiesa lo chiama discernimento, tecnica che non è solo concorso umano ma ha bisogno sempre dell’aiuto divino.

Per chi ha la fortuna di educare adolescenti sa che i cambiamenti che li travolgono sono costanti e repentini e chiedono davvero il dono che faccia dire la cosa giusta nel momento giusto.

Anche preparare gli incontri per loro richiede uno sforzo enorme. A volte alla fine dell’incontro sembra di aver aperto importanti sentieri di pensiero, all’incontro successivo poi il gruppo risulta decimato, quasi che l’incontro precedente non fosse servito a nulla.

Ormai ho fatto esperienza che il “non venire” agli incontri non è segno di disinteresse; l’adolescente che decide di non venire più agli incontri lo dice con schiettezza e non lo lascia intendere. Spesso è il divano che ha la meglio sull’ora dell’incontro, oppure l’appuntamento con una delle tante serie di Netflix che catalizza tutta l’attenzione del giovane.

Cosa fare se all’incontro si presentano pochi elementi? Io rimango dell’idea che bisogna comunque farlo: è segno di rispetto per gli educatori stessi che l’hanno preparato spendendoci tempo e passione; è segno educativo anche per i ragazzi che hanno deciso di venire, magari rinunciando a qualcosa oppure organizzandosi in modo di esserci. C’è sempre dentro di noi l’ansia dei numeri, l’idea che l’incontro viene bene se “sono in tanti”, chiaramente è bene che ci siano tutti, che quelli assenti da più di due incontri ricevano una chiamata dal loro animatore per riportarli alla realtà, è per questo che anche se pochi devono vivere l’incontro, è occasione per quelli che stanno nell’ombra di poter dire qualcosa, fare qualche conoscenza in più, essere partecipi del cammino del gruppo.

Don Ale

Alessandro Digangi

La cocciutaggine sarda, la passionalità siciliana e l'operatività torinese fanno di lui un ragazzo intraprendente e sacerdote creativo. Affascinato dal mondo degli adolescenti e affamato di una vera educazione al bene, è un gran divoratore di libri e scrittore dalla penna fresca e pungente, che non si stanca mai di prendere spunto dalla poesia di Baglioni.

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