7. C’è aria di Grest

Riflessioni semiserie per impegnarsi seriamente nell’animazione 

Composizione di luogo:

Vacanze di Pasqua, comunque fine aprile, inizio Maggio.

Personaggi:

Il don: a casa paterna perchè pasqua vede l’esodo di molti parrocchiani e la possibilità di stare con i suoi genitori.

Mamma di adolescente: In vacanza con tutta la famiglia, la testa proiettata sui compiti da fare ma anche sul planning dell’estate ormai imminente.

Azione:

E’ la sera di Pasqua e le porte sono chiuse. Finalmente il don è riuscito a ritagliarsi una fessura in famiglia. La sua mamma, vedendolo deperito ha sfornato ormai l’ennesima teglia dal forno (“chissà se ti danno da mangiare a Milano…”), papà ha preso il vino buono, quello nero, 15 gradi, “tanto domani dici messa la sera”.

Il cellulare lampeggia per indicare la notifica di un messaggio, sarà il solito augurio di Pasqua? No! La sorpresa, neppure troppo inaspettata è un numero sconosciuto, con il seguente messaggio: “Salve don, sono la mamma di… , so che in questo periodo iniziate la formazione per gli animatori del Grest. Mi chiedevo se mio figlio, che non avete visto molto quest’anno a  causa dei suoi diversi impegni: nuoto, violino, calcio, inglese…può venire a fare l’animatore. Gli farebbe bene, almeno non sta in casa a fare nulla”.

Leggendolo il don sorride, ed un po’ come Pino Puglisi dice: “Me l’aspettavo”.

Dunque?

Si ripropone regolarmente, quasi come la pasqua, l’appuntamento del don di fronte alla richiesta della mamma premurosa che pensa all’impegno tanto educativo quanto “parcheggiativo” del proprio figlio adolescente.

L’estate per gli studenti è un periodo lungo: le prime 5 settimane sono fatte per riposare, 2 sono dedicate alla vacanza con gli amici, le successive 3 sono riservate alla vacanza con i genitori, la penultima per il ritiro di calcio e finalmente l’ultima per “fare qualche compito”. 

Il Grest per i genitori dei bambini delle elementari è la soluzione meno cara: comprende il pranzo, la merenda e l’assistenza ai figli. I bambini tornano a casa stanchi ma felici e reggono sul divano al massimo fino alle 9.30, carichi poi per la giornata successiva. Affidando alla parrocchia i lori figli, da essa vogliono il meglio e sono disposti a pagare, fare sacrifici, lottare contro la paura del “non sa nuotare ma vuole venire assolutamente in gita”; tutto perchè il figlio non stia a casa.

Per la parrocchia il Grest è un impegno enorme che vede l’impegno di alcuni ragazzi delle medie e delle superiori a tempo pieno, è occasione per impegnare delle mattine lunghe e noiose ma anche motivo di incontrarsi, stare insieme, fidanzarsi, far arrabbiare il don, responsabilizzarsi….

Questi ragazzi devono essere selezionati al meglio, non perchè debbano essere perfetti, quanto perchè la perfezione è richiesta da coloro che ci affidano i ragazzi stessi.

C’è chi dice che il Grest potrebbe essere anche il gancio che traina all’interno dell’oratorio qualche adolescente in più, perso durante l’anno, ritengo però che la quantità di cose a cui il responsabile deve stare attento, non sempre permetta di fare una formazione personale ed adeguata per ognuno dei suoi animatori. E’ per questo motivo che mi sono sempre dato la regola di accogliere animatori che abbiano compiuto un cammino di crescita durante l’anno, ben cosciente che questo non è un deterrente per attestarne la qualità migliore rispetto ad altri, ma almeno la convinzione di aver speso del tempo con loro creando un clima di reciproca fiducia.

Questo discorso per molte mamme rimane oscuro, quasi una presa di posizione troppo di destra che tende ad escludere alcuni che “poveretti” sono impegnati durante l’anno in mille diversificati impegni costruiti in modo magistrale attorno a loro. Mi piace dire, però, che chi viene in oratorio durante l’anno, partecipando una volta alla settimana agli incontri, non conduca una vita disimpegnata, tutt’altro. Accogliere ragazzi che non si conoscono e che non si ha il tempo di conoscere approfonditamente, per quanto le tecniche da insegnargli si potrebbero imparare più sul campo che con incontri veri e propri. Il punto rimane sempre lo stesso, un orizzonte educativo che passi dal comune “fare l’animatore” al veritiero “essere animatore”. Sono cosciente che spesso questo non si verifica nelle pecore che con cura cerchiamo di allevare dentro i nostri cortili ma almeno possiamo indicare che uno sforzo l’abbiamo messo.

Inoltre il messaggio della mamma dell’adolescente che cerca di intercedere è vecchio quanto il vangelo, che tra l’altro riporta un episodio simile ma suona comunque come campanello di allarme: “come mai sono sempre le madri che scrivono al don e mai i figli stessi?”. Ho sempre paura che il figlio ne è completamente all’oscuro o, peggio, abbia già dato al sua sentenza perentoria in un “no” a cui è seguito lo sbattere della porta della cameretta.

Il Grest rimane occasione educativa per eccellenza, non si tratta solamente di fare quattro giochi e due balletti ma di avviare processi che formano mente e cuore. Non sprechiamo questa occasione e formiamo al meglio i ragazzi che ci sono affidati.

Don Ale 

Alessandro Digangi

La cocciutaggine sarda, la passionalità siciliana e l'operatività torinese fanno di lui un ragazzo intraprendente e sacerdote creativo. Affascinato dal mondo degli adolescenti e affamato di una vera educazione al bene, è un gran divoratore di libri e scrittore dalla penna fresca e pungente, che non si stanca mai di prendere spunto dalla poesia di Baglioni.

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