Buona festa di Pietro e Paolo a tutti! O, se preferite, buona festa del Papa, che tanto siamo sempre lì. Sì perché, lo sappiamo, per noi cattolici – e per noi orionini in particolare – è sempre il momento giusto per parlare del Papa. Ma vi siete mai chiesti perché don Orione fosse così fissato innamorato della figura del Pontefice?

Risaliamo alle origini di tutta la faccenda: 1870, due anni prima della nascita di Luigi Orione; le truppe italiane fanno breccia nella mura della città di Roma a Porta Pia, occupando la città e ponendo fine al potere temporale del Papa, che, chiaramente, non vede di buon grado la cosa. Orione, cresce dunque in un Italia dilaniata da una tensione altissima tra fedeli e anticlericali che non perdono occasione per insultare, disprezzare pubblicamente e prendere in giro il Pontefice e la Chiesa. E ancora, molti degli intellettuali europei, e non solo, sono ormai convinti che il cattolicesimo – e la religione tutta – siano ormai destinate a diventare sempre più insignificanti, e infine sparire, davanti al progresso della cultura, della scienza e della tecnica. Sempre più si vorrebbe relegare la fede a una mera questione di coscienza privata.

Tutto cambia con il pontificato di Leone XIII, che apre a una nuova spinta sociale della Chiesa. Il vescovo di Tortona, Igino Bandi, si lancia di buon grado in campo sociale. Il chierico Orione osserva, impara e, poco dopo, mette in pratica. Inizia così l’avventura che tutti noi conosciamo: l’oratorio, i collegi, le colonie agricole, le scuole, i Piccoli Cottolengo, tutto… tutto quanto don Orione mette in atto è finalizzato a un unico grande obiettivo, riavvicinare il popolo alla Chiesa e al Papa. Certo, i primi passi sono un po’ maldestri, ma con il tempo il prete “rivoluzionario” tortonese – no davvero, inizialmente sembrava volesse creare una specie di società segreta che carboneria levate! – imparerà a centrare non solo il problema, ma anche il mezzo per risolverlo. Tramite un cammino travagliato, don Orione diventerà quello che abbiamo imparato a conoscere: il pazzo della carità, che fa del bene proprio per mostrare il vero volto della Chiesa, una Madre che si prende cura di tutti, specialmente dei più poveri e abbandonati. Al Papa mediante la Carità, ecco l’idea geniale! E la ricetta per la vittoria assicurata.

Don Orione provava un affetto verso la figura del Successore di Pietro che rasentava quella che un bambino ha per il proprio padre. E questo perché aveva le idee chiare: il Papa è la persona tramite cui Gesù continua a governare e accompagnare la sua Chiesa. Già solo per questo motivo il Papa va venerato e mai criticato. E guai a presumere di poterlo giudicare. Su questi punti, don Orione era granitico: per il Papa solo amore e rispetto. E se chi non condivide la nostra fede non capisce, non importa, gli dimostreremo le nostre ragioni tramite la carità, che noi facciamo in nome di Cristo, della Chiesa e del Papa.

Allora, cari amici, che sia davvero oggi l’occasione per riscoprire il prezioso dono che Dio ci ha fatto nello scegliere in mezzo a noi, uno che possa fare da “canale privilegiato” e che sia garante dell’unità della nostra grande famiglia che è la Chiesa. E se ci capita di imbatterci in qualche critica nei confronti della figura del Pontefice – o se noi stessi veniamo colti da qualche dubbio a suo riguardo – non dimentichiamo la ricetta del nostro Santo: facciamo del bene, del bene vero, del bene cristiano, per ricordare (e ricordarci) a tutti che il Papa e la Chiesa sono il tramite che Dio ha scelto per portare il suo Amore in tutto il mondo.

Buona festa a tutti!

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