127 anni di Passione

3 Luglio 1892 Tortona, un giovane chierico, alquanto particolare, notato e apprezzato da molti per il suo carattere focoso e intraprendete, guardato con sospetto dagli amanti del “si è sempre fatto così”, sceglie con coraggio di iniziare un oratorio festivo. Un gesto semplice, spontaneo, nato dalle necessità del contesto, non programmato, non ricercato. Uno slancio di cuore guidato dalla Provvidenza lo porta a questa decisione.

3 Luglio 2019Un pò ovunque in tutto il mondo, ci siamo noi che spegniamo con un soffio 127 candeline per festeggiare quel giorno, impegnandoci perché il sogno del giovane Luigi continui. Già, perché la verità è che ci sentiamo parte di quella storia, è il compleanno anche del nostro oratorio, dovunque si trovi. Siamo quelli cresciuti in oratorio, o magari no, che ci sono finiti per caso, inaspettatamente, ma che hanno trovato una seconda casa, alle volte diventata così importante da essere la prima casa. Un posto così speciale da diventare “nostro”, a tal punto da sentire viva quella stessa passione che portò l’appena ventenne Orione ha impegnare tutto se stesso per dare una casa ai giovani che scorrazzavano per Tortona. Crediamo nel suo sogno, sapendo che in fondo in fondo non è proprio suo, ma di Qualcun altro, quel Dio che tanto ha amato e che tanto lo ha amato. Ognuno ha la sua storia e potrebbe raccontare le meraviglie e le fatiche vissute in oratorio, ma forse oggi le parole più belle sono proprio quelle di Don Orione:

Oggi è il tre luglio! – Che bella data! Grande data quest’oggi per me, o miei cari! Quanti anni sono passati da quel 3 luglio; ma il ricordo mi stà ancor vivo dinanzi, come fosse ieri. Ero chierico e custode del duomo: Vescovo di Tortona era Mons. Bandi, ancora al principio del suo episcopato. I ragazzi e giovanetti che mi si serravano attorno erano tanti, alcune centinaia: ce n’erano delle elementari, delle tecniche, del ginnasio e un bel gruppo che già lavorava. Non si potevano più tenere: non capivano più nella mia cameretta, là in alto, sul voltone del duomo, l’ultima: non si potevano tenere in cattedrale, perché correvano sù e giù, da tutte le parti, non ci stavano più. […] La Piccola Opera della Divina Provvidenza, nata da quel primo Oratorio festivo, e la primizia di quei ragazzi, già era stata offerta e, direi, consacrata al Signore, ai piedi del Crocifisso che ora sta al santuario, durante la settimana precedente.

Cari miei figli, ho voluto, oggi 3 luglio, ricordarvi quel primo Oratorio e quella prima fatica, non solo perché mi aiutiate a dar grazia al Signore, ma perché riflettiate bene che la Piccola nostra Congregazione è nata da un Oratorio Festivo: un Oratorio di giovanetti è stata la pietra angolare della nostra Istituzione. E la SS. Vergine, in momenti, allora, di grande afflizione e di viva persecuzione, maternamente si degnò prendere fin d’allora, sotto il suo manto celeste, non solo l’Oratorio – del quale avevo posta in Sue mani la chiave – , ma tutta la moltitudine, senza fine, dei Figli della Divina Provvidenza che sarebbero venuti poi, di ogni genere e colore

(03 Luglio 1936).

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