Don Luciano e Papa Francesco: un incontro alla fine del mondo

Don Luciano Mariani missionario orionino e Superiore Delegato della Delegazione malgascia, parla del viaggio di Papa Francesco in Madagascar e dell’incontro avuto con lui.

“La mattina del 10 settembre ho avuto la gioia di concelebrare con il Santo Padre nella cappella della Nunziatura ad Antananarivo” riferisce il religioso orionino Don Luciano Mariani, da quasi vent’anni missionario in Madagascar. 

“Una Messa, con pochissima gente, con pochissimi preti. Io ero alla sinistra del Santo Padre. Ho portato nella preghiera e ho ricordato tutte le persone che ci sono nella mia vita, la Congregazione; ho portato il mio essere prete: tra qualche giorno celebro 33 anni di ordinazione sacerdotale”.

“Nel breve incontro che ho avuto con lui al termine della Messa – prosegue Don Mariani – , dopo una breve presentazione fattagli dal Nunzio, l’ho ringraziato della sua Parola che ha voluto dare a tutti noi (ai vescovi, ai giovani, ai poveri, ai lavoratori e infine a noi religiosi) nei suoi giorni trascorsi qui in Madagascar. Lo abbiamo accolto con gioia, con festa, desiderosi di metterci ai suoi piedi per ascoltare la sua Parola. Tante sono le parole che porto nel cuore dopo questo suo ‘passaggio’ in Madagascar”.

Don Luciano  ricorda quindi il messaggio che Papa Francesco ha rivolto ai giovani: «Il Signore non ci chiama con il nostro peccato, con i nostri errori, i nostri limiti. Il Signore non agisce così! Il Signore ci ricorda sempre quanto siamo preziosi ai suoi occhi, e ci affida una missione».

“Purtroppo – spiega il religioso orionino – il cuore di molti giovani malgasci (soprattutto ragazze) è un cuore ferito dalla povertà, dalla  miseria, da violenze di ogni genere che ci sono in molte famiglie.

Sapere che «siamo degni agli occhi di Dio», è segno che nessuna violenza può ledere questa dignità”.

“Inoltre il Papa ci ha detto che è nella missionarietà, nella donazione di sé agli altri che ritroviamo il senso della nostra vita e «il Signore ci chiede di non aver paura di sporcarci le mani». Il Signore conta su di ciascuno di noi, conta sui giovani come costruttori di un futuro migliore!”.

Don Mariani rammenta poi la Santa Messa celebrata di fronte a più di un milione di persone, dove il Papa ha affermato che di fronte alla povertà, non possiamo essere delle persone lamentose, risentite: «Non si può stare a braccia conserte, o a braccia aperte fataliste. Il credente tende la mano, come fa Gesù con noi. È Lui il primo a venirci a cercare. Questo è un umile realismo, è realismo cristiano che ci spinge ad affrontare grandi sfide».

Infine richiama l’invito di Papa Francesco ai religiosi, alle religiose e ai sacerdoti affinché continuino ad essere una «Chiesa in uscita». “Ci ha invitato ad essere una lode, una adorazione. «Nella lode impariamo la sensibilità per non perdere la bussola, e non fare dei mezzi i nostri fini, e del superfluo ciò che è importante». Ci ha spronato «a non lasciarci prendere dall’ansia del fare (che è un tarlo, un tarlo che rovina): per favore non lasciamoci rubare la gioia missionaria!». Un impegno e una sfida per me, per noi tutti missionari e religiosi orionini”.

Don Luciano Mariani conclude ricordando le parole di vicinanza che ha avuto modo di esprimere al Santo Padre al termine della Messa: “Santità, sappia che in questo momento difficile per Lei e per la Chiesa, noi siamo tutti con Lei, le assicuro la nostra preghiera”.  “Ma è bello – è stata la risposta del Santo Padre -. Anche Pietro ha avuto le sue difficoltà; anche nei tempi passati la Chiesa ha avuto i suoi momenti difficili. È bello che ci siano”.

Tratto da http://www.donorione.org/Public/ContentPage/madagascar__il_viaggio_di_papa_francesco_nel_ricordo_di_don_luciano_mariani.asp

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