Andate dunque e ammaestrate tutte le nazioni, battezzandole nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito santo, insegnando loro ad osservare tutto ciò che vi ho comandato. Ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo.

Gesù, nel suo ultimo discorso pubblico

Ottobre è il mese missionario. Il mese in cui le parrocchie e gli oratori organizzano, tra una processione e un torneo di calcio, astuti stratagemmi per chiedere un po’ di elemosina – in modo elegante, s’intende, ché non siamo mica degli accattoni… – dalle pie vecchiette del rosario delle 18:00 e dai genitori dei ragazzi,  che sganciano qualche centesimo – rigorosamente monetine di rame – per non sfigurare davanti ai figli. Per fortuna che poi arriva il benefattore di turno a tirare fuori i soldi necessari per non far sfigurare il parroco, altrimenti costretto a mandare una cifra ridicola ai poveri bambini bisognosi dell’Africa.

Ora, non so voi, ma quando sento parlare di mese missionario, questa è la prima immagine che mi viene in mente. Fortunatamente, poco dopo lo Spirito Santo mi tira un poderoso – e salutare – schiaffo spirituale e mi riporta coi piedi per terra  – che poi è la posizione migliore per guardare il cielo. Un po’ come sta facendo ora per ricordarmi che devo smetterla di menare il can per l’aia e cominciare a scrivere qualcosa di serio. Bene, cominciamo…

Metto subito le mani avanti, la raccolta di offerte per sostenere le missioni è cosa buona e giusta e sono convinto che ci siano un sacco di persone che davvero donano anche solo quel poco che riescono mossi da vero spirito di carità. Persone sante. Il problema è che dietro l’angolo è sempre presente quel rischio di fare come i farisei, che pagano le decime sulle spezie prescritte dalla Legge e poi dimenticano piccole “inezie” come la giustizia, la misericordia e la fedeltà (Mt 23, 23 per chi volesse saperne di più). Già perché il punto, lo sappiamo bene, è fare le cose con il cuore, non tanto per sgravarsi la coscienza.

Ma che Vangelo potranno mai annunciare co’ sti musi lunghi?

Allora, il mese missionario dovrebbe essere innanzitutto l’occasione per riscoprire una grande verità su cosa significa essere cristiani: ogni battezzato è, a suo modo missionario. Questo non significa che tutti dobbiamo andare in terre lontane per aiutare chi sta peggio di noi, ma che tutti abbiamo ricevuto, in quanto membri della Chiesa, il compito di andare a portare il Vangelo a tutti gli uomini. Ah, ma allora cambia tutto! Il centro della missione non sono più io che parto con slancio eroico per salvare chi è nel bisogno, né è l’altro in quanto bisognoso, come se fossimo mossi da un vago senso di filantropia. Il centro è il Vangelo, cioè Gesù stesso.

Qui iniziano i problemi seri. Sì perché capite, se è vero che essere missionario significa portare a chi ci sta intorno la persona di Gesù, le sue parole e i suoi gesti, diventiamo responsabili di un bene molto prezioso. Siamo una sorta di cargo portavalori. Ma quante volte ci fermiamo effettivamente a riflettere sul fatto che siamo depositari di un così grande tesoro? Ma ci rendiamo conto di quante occasioni di portare Gesù nella vita degli altri rischiamo di perdere? E che per tutte queste occasioni mancate, c’è il rischio che a qualcuno sfugga la possibilità di conoscere il Signore e di partecipare alla gioia del Vangelo?

Questo significa che dobbiamo diventare tutti dei piccoli stalker che infilano Gesù anche in mezzo a una discussione sull’ultima puntata di Temptation Island? – sul serio, non mi è venuto un esempio migliore, scusatemi. Chiaramente no, anche perché chi l’ha detto che il Vangelo si annuncia cercando di convertire tutti spiegando quanto sia bello e intelligente credere in Gesù Cristo? È ora di dirlo con chiarezza una volta per tutte: IL VANGELO SI ANNUNCIA VIVENDOLO (ripetere mentalmente quanto basta per interiorizzare il concetto). Una parola di incoraggiamento per l’amico in crisi, mettersi al servizio di chi ha bisogno del nostro aiuto con gioia, non vergognarci di mostrare la nostra fede anche di fronte a persone che sappiamo benissimo che preferirebbero assistere a una lezione magistrale sulla vita dei girini piuttosto che partecipare a una Messa… Insomma, i modi per mostrare che noi stiamo con Gesù e viviamo della sua Parola sono molti; poi è chiaro, prima di annunciare il Vangelo bisogna conoscerlo, respirarlo, farne luce per la propria vita e trovare la forza per testimoniarlo anche quando è difficile, ma questa è un’altra storia: per oggi direi che è sufficiente così.

Anche l’arte può essere una forma di annuncio perché semplicemente… il bello è evangelico

Non mi resta, dunque, che augurare a tutti che questo ottobre sia un vero mese missionario, un tempo in cui riscoprire la bellezza del Vangelo e per diventare Vangelo incarnato. Un arrivederci… per le strade del mondo.

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