QUELLA SPAZZATURA DI PASTORALE GIOVANILE…!

pattumiera

È mattina presto ed il rumore del mercato rionale che si sveglia mi costringe ad alzarmi dal letto.
Sarà una delle tante giornate di oratorio estivo e tutto dev’essere preparato al meglio; così la prima cosa che faccio è il controllo delle pattumiere, tante e colorate, sparse per il cortile.
I sacchi son pieni di miriadi di cose, dalle più normali alle più stravaganti.
Mentre faccio il meccanico e ripetitivo gesto di alzare il sacco e buttarlo nel cassone più grande, dove tutti i rifiuti si mescolano, penso alla pastorale giovanile e, ahimè, mi viene in mente che è un po’ come cambiare un sacco delle spazzatura.

Sappiamo che il mondo in cui viviamo si è velocizzato, i cambiamenti ci precedono ancor prima di  accorgercene e ciò vale ancor di più per il mondo giovanile.
Fortunatamente lavoro nella pastorale giovanile da un po’ di anni e mi pare proprio che il “suo sacco” sia ormai pieno. Forse,  colmo a tal punto da rischiare di riempirlo più per giustificare la coscienza personale di noi operatori che per offrire veramente un servizio agli stessi destinatari, liquidando magari il tutto con frasi del tipo: “Sappiamo che lavorare con i giovani è difficile, ma qualcosa comunque si è fatto!”.
Un sacco pieno, però, va cambiato, altrimenti perde la sua funzione primordiale, la sua vocazione: quella di contenere. Ed il cambio del sacco pieno richiede in noi – operatori di pastorale giovanile – uno sguardo lungimirante e serio su quanto i giovani vogliono essere amati, e vogliono percepire di essere amati, insomma su cosa vuole trovare spazio in questi “sacchi”.

Forse è giunto il momento non tanto di riempire quanto di svuotare i sacchi, per preparare un contenitore adatto alle diverse età e fasi della crescita dei nostri ragazzi,  primi e fondamentale destinatari della pastorale giovanile.
D’altronde sono anche convinto che, quando si parla di pastorale giovanile, il lavoro speso non sia mai da buttare. Mi accorgo, però, che se non prepariamo un contenitore adatto o continuiamo a riempirne uno già pieno, prima o poi troveremo “rifiuti” in altri cortili.

Il pensatoio, che altro non è che un insieme di operatori di pastorale giovanile messi insieme più da passione che da altro, vuole far ripartire con slancio un cammino già iniziato. Noi che lo formiamo abbiamo però la certezza che lo “stare al passo con i tempi”, frase dal sapore prettamente orionino, richieda un cambio forte e deciso di stile nel gestire la pastorale giovanile stessa, non più come una pattumiera dove si può buttare di tutto, ma come impianto di riciclo dove le cose vecchie e quelle nuove –  tesoro di cui ogni giovane è pieno – sono da noi estratte per farle diventare vita vissuta per gli altri con uno sguardo divino, dunque vocazione.

Alessandro Digangi

La cocciutaggine sarda, la passionalità siciliana e l'operatività torinese fanno di lui un ragazzo intraprendente e sacerdote creativo. Affascinato dal mondo degli adolescenti e affamato di una vera educazione al bene, è un gran divoratore di libri e scrittore dalla penna fresca e pungente, che non si stanca mai di prendere spunto dalla poesia di Baglioni.

Related Posts

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

Latest Stories

In ascolto del Papa

Ascoltare il silenzio

Un anno dopo

In ascolto del Papa

“Fratelli tutti!”, siete pronti a fare festa?!

Il Giubileo per la Terra

Search stories by typing keyword and hit enter to begin searching.