Facciamo un piccolo gioco: provate a digitare su Google Litanie dei Santie aprite il primo risultato. Dovreste avere davanti a voi una preghiera che la Chiesa adopera in particolari occasioni per chiedere l’aiuto dei santi. Praticamente è una sorta di chiamata alle armi di tutti i pezzi grossi del Paradiso a cui si ricorre quando c’è bisogno di mettere in campo più potenza di fuoco – spirituale –  possibile.

Ora provate a contare i nomi di tutti i santi elencati…

Dite la verità: non l’avete fatto. Un po’ perché speravate di trovare comunque la riposta in questo articolo, un po’ perché avete pensato che questi santi sono troppi. Se ho indovinato, l’esperimento è riuscito, altrimenti, non biasimatemi: ci ho provato. In ogni caso ora vi spiego il perché di questa strana introduzione.

Abbiamo da poco celebrato la Solennità di tutti i Santi. Già, ma quanti sono tutti i santi? E soprattutto, chi sono i santi? Dal piccolo giochino di prima dovremmo aver capito già una cosa: i santi sono molti. Eh certo, direte voi, guarda quanti sono in ‘ste litanie. Sbagliato! I santi sono talmente tanti che quelli che avete trovato elencati sono solo una minima parte. Non tanto perché tra quei nomi illustri ne mancano molti non meno importanti, ma soprattutto perché ce ne sono molti altri completamente ignoti. E sono ignoti per un semplice motivo: nella Chiesa la santità è – o almeno, dovrebbe essere – una cosa talmente ordinaria che solo di alcuni se ne diffonde una fama tale da venire a conoscenza. Mi sembra di vedere le facce dubbiose di alcuni di voi: lo so, siamo stati abituati a pensare che i santi siano persone eccezionali, buonissime, purissime, bellissime, sempre con le vesti sgargianti e un piccolo cerchietto di luce sopra la testa. Fortunatamente, le cose stanno un po’ diversamente. Non dimenticatevi di quello che ci ha raccontato Papa Francesco parlando della “santità della porta accanto”, proprio vicino a noi, silenziosa, ma potente.

Attenzione, ho detto che la santità è ordinaria nella Chiesa, non in generale. Eh sì, perché la santità nel nostro mondo, di per sé non potrebbe esistere. La santità è infatti una caratteristica prettamente divina e solo Dio può essere veramente santo. Tuttalpiù Dio può creare qualcosa che sia santo a sua immagine e somiglianza… vi dice niente? Ma sappiamo tutti com’è andata quella storia di frutti proibiti, serpenti e progenitori quindi in fin dei conti la triste verità è questa: la santità non è di questo mondo.

Ma allora ci prendi in giro? Prima dici che essere santi è una cosa ordinaria, poi che è impossibile…Vedete, il problema è che noi non diamo mai il giusto peso a quel momento in cui qualcuno ci ha messo addosso un po’ d’acqua pronunciando una formula talmente antica che neanche le prestiamo più attenzione. Io ti battezzo…Alt! Piccola lezioncina etimologica: baptìzo, in greco, significa immergere. Allora proviamo a ripetere quelle parole aggiornandole un po’. Io ti immergo nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo.Io ti immergo nel nome di Dio, non solo in Dio, ma nel suo nome cioè nella possibilità di essere un suo amico, anzi un suo parente. In fin dei conti, il segno dell’appartenenza a una stessa famiglia non è proprio un nome comune? Ecco allora svelato l’arcano: la Chiesa è la famiglia di Dio, il suo clan. Se vi sembra un privilegio sproporzionato, siete sulla buona strada: è esattamente così. Al Signore piace fare solo regali di un certo valore.

Come membri di tale clan, ogni battezzato gode del diritto alla santità. Attenzione, il diritto. Noi abbiamo diritto ad essere santi, in pratica già lo siamo, almeno finché facciamo valere tale diritto e non lo gettiamo alle ortiche. Gli indigeni americani vendevano le loro terre ai furbi colonizzatori bianchi per qualche perlina di vetro senza valore solo perché abbagliati dal loro aspetto. Quanti cristiani fanno lo stesso con la loro santità…

Ciò che abbiamo detto finora, spiega perché la dottrina stessa della Chiesa ammetta che il popolo dei santi in paradiso non si esaurisca con i soli santi del calendario, ma non spiega perché per alcuni ci sia tutto questo clamore e soprattutto non spiega il tanto vituperato – e mal compreso – culto dei santi. Ma è presto detto: se uno arriva santo alla fine della sua vita ha come minimo vissuto una storia capace di incoraggiarci a vivere la nostra chiamata ad essere santi e magari può anche essere d’esempio. Questo significa che è perfetto? Non se intendiamo la perfezione come assenza di difetti, ma sicuramente sì, se la intendiamo come vivere di amore per Dio e i fratelli. Poi, se la Chiesa è una famiglia, sembra logico che tra tutti ci si aiuti a vicenda: noi che ancora siamo sulla Terra cerchiamo di sostenerci come possiamo tra noi, a maggior ragione possono darci una mano quelli che già stanno a casa e possono vedere direttamente in faccia il Capo clan. Tutti poi, possiamo e dobbiamo aiutare i nostri fratelli che stanno combattendo l’ultima battaglia – il famoso Purgatorio – per poter entrare finalmente nella tenda del Padre. E così abbiamo anche toccato il significato della Commemorazione del 2 novembre; cara Redazione, che vuoi di più?

Capito quindi? I santi siamo noi tutti battezzati, in quanto famigliari di Dio. I santi sono i nostri fratelli cristiani di tutto il mondo e di tutte le epoche e se solo ci fermassimo a pensare alla portata di questo fatto, penso che apprezzeremmo molto di più anche il loro culto. Allora proviamo a prenderci un piccolo impegno: la prossima volta che la nonna, una suora, un prete o la vecchia signora del Rosario delle 18.30 ci darà un santino di un qualche beato ecuadoregno sconosciuto, invece che farlo sparire in una tasca per poi dimenticarselo e ritrovarlo dopo giorni tutto stropicciato, proviamo a fermarci a guardare l’immagine e a leggere il nome. Quello non è un semplice tizio con l’aureola, ma un membro del nostro clan. Fate conto che sia un lontano zio di cui avevate perso notizie da tempo. Provate a parlargli e a chiedergli aiuto per quel problema che vi assilla da tempo; chissà che, in qualche modo, non vi risponda.

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