Ma cosa aspettiamo in Avvento?

Le città si riempiono di luci, le vetrine mettono in mostra decorazioni di ogni tipo, alberi addobbati, magari qualche presepe. In certi casi, si possono anche vedere le vie della città imbiancate dalla neve… È ufficiale, l’Avvento è iniziato. Parola strana ma che fa parte del bagaglio culturale di tutti noi. Ce lo ripetono da quando abbiamo iniziato catechismo: l’Avvento è quel momento dell’anno in cui la Chiesa aspetta l’arrivo di Gesù, cioè il Natale. Semplice no? Ehm… ni.

Adesso non venire a raccontare storie, lo sanno tutti che l’Avvento è il tempo che precede e prepara al Natale. In parte avete ragione, ma, come mi piace ripetere spesso in questi casi, le cose stanno un po’ diversamente. Come sempre, partiamo dal significato delle parole. Avvento significa sostanzialmente arrivo, venuta; fin qua penso che per molti non ci sia alcuna novità.

Proviamo però a soffermarci su quella parola, venuta: è un termine poco comune, ma se ci pensiamo bene, lo ripetiamo quasi ogni volta che partecipiamo a una Messa. “Annunciamo la tua morte, Signore, proclamiamo la tua risurrezione, nell’attesa della tua venuta”. E qui già i conti iniziano a non tornare. Perché non è che noi, oggi, aspettiamo che Gesù nasca, mi pare ovvio. Quindi questa venuta che stiamo attendendo non può essere il Natale. Sia chiaro, il discorso che stiamo facendo non è assoluto, effettivamente in Avvento ci si prepara anche a fare memoria del Natale, prima venuta di Gesù, ma ciò che aspettiamo in Avvento è proprio questa seconda venuta. A questo punto penso che molti di voi abbiano già intuito dove voglio andare a parare; non spaventatevi, vi dimostrerò che non c’è niente da temere. Poco prima della sua Ascensione, Gesù ci ha assicurato che un giorno, alla fine dei tempi, sarebbe tornato per stabilire finalmente il suo Regno una volta per tutte.

Aspetta, stai parlando della fine del mondo? Più o meno… ora vi spiego. La Chiesa esiste per un compito molto preciso: è stata fondata da Gesù perché portasse in tutto il mondo il Vangelo e tutti gli uomini al Padre, ma i progetti di Dio non si fermano a un futuro utopico in cui tutti gli uomini saranno riuniti all’interno della Chiesa e vivranno in pace felici e contenti per sempre. Questo non è cristianesimo, ma una favoletta per bambini. Ciò che la Chiesa attende è qualcosa di molto più grande: noi battezzati ci troviamo nel mondo con una missione grandiosa, siamo l’avamposto, i soldati in prima linea della guerra di conquista iniziata una lontana domenica di molti anni fa in cui la morte è stata sconfitta e l’eternità ha mosso battaglia contro il tempo.

Noi cristiani siamo sulla terra proprio per testimoniare che il nostro mondo ha le ore contate e che “presto” – ha poi senso parlare di presto o tardi quando si ha a che fare con l’eternità? – il nostro Re e comandante tornerà per sferrare l’ultimo assalto e trascinare dietro di sé il mondo sulla via dell’eternità che Lui ha già percorso.

Non prendetemi per un pazzo esaltato, ho alzato un po’ i toni e ho usato immagini al limite del delirio mistico perché ormai abbiamo un’immagine talmente stereotipata e falsa di ciò che davvero significa fine dei tempi, che facciamo fatica a comprendere il significato che questa espressione ha per la nostra fede.

Ecco che allora l’Avvento è un tempo particolarmente propizio per molte cose, tra cui innanzitutto sperare; perché, capite, il ritorno certo di Gesù ci assicura che noi abbiamo già vinto; poi per fermarci a riflettere su ciò che conta davvero nella vita in prospettiva al nostro destino di eternità al fianco di Dio: la famiglia, le relazioni che ci scaldano il cuore, il servizio ai fratelli bisognosi… in una parola, l’Amore, l’unica cosa che resterà anche oltre le frontiere del tempo. Proviamo dunque a vivere bene l’Avvento. Che non sia solo occasione per preparare i festeggiamenti del Natale.

Impegniamoci a dedicare del tempo per far crescere in noi l’Amore, andando alla scuola del Comandante, il solo che può insegnarci a vincere le nostre battaglie quotidiane, portando un po’ di Paradiso già qui e ora: piccole isole di eternità in mezzo al burrascoso mare del tempo che sembra inghiottire ogni cosa. Perché noi sappiamo che poco più in là dell’orizzonte, ci aspetta la terra ferma e che, sulla riva baciata dal sole, c’è un Padre che ci aspetta da ancora prima che noi ci mettessimo in viaggio.

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