E anche questa volta ci siamo, è iniziato quel periodo dell’anno in cui la natura si risveglia e il mondo si prepara per accogliere la luce e la gioia della bella stagione ormai vicina. È tempo di pulizia e preparazione dei terreni, di semina e di attesa fiduciosa del rinnovamento della vita. È tempo di duro lavoro e di fatiche che gettino le basi per il tempo del raccolto. In una parola, è tempo di Quaresima.

Eh già, chi avrebbe mai detto che questo tempo dell’anno liturgico potesse assumere tratti così primaverili? Ma in fondo, ormai dovremmo averlo capito, le cose non sono semplici come sembrano. La verità è sempre un fatto di profondità. E la Quaresima profonda lo è davvero. Fin dagli anni del catechismo ci hanno sempre raccontato che la Quaresima è un tempo di penitenza, digiuno e preghiera. Tutto vero, per carità, ma noi uomini e donne del 2000 abbiamo sviluppato una naturale allergia – tanto per rimanere in tema primaverile – a queste parole, in particolare alle prime due. Cosa ci azzecca la penitenza con il mio essere cristiano? Possibile che Dio pretenda questo da me? La fede non dovrebbe essere qualcosa che mi rende felice?

Chiariamo innanzitutto questo: Dio non è un sadico che pretende da noi chissà quali prove che ci facciano “guadagnare” la sua approvazione. Non è questo il senso della penitenza cristiana. Per provare a spiegarlo, penso che il paragone con i lavori della campagna funzioni bene. La Quaresima, in fondo, nasce proprio con l’intento di prepararsi a vivere bene la Pasqua e, siccome non siamo perfetti, per vivere bene la Pasqua abbiamo bisogno innanzitutto di fare pulizia nel cuore. A questo servono le pratiche penitenziali quaresimali. Mettere in riga corpo, mente e spirito ci aiuta a mettere ordine nella nostra vita e la rinuncia ci ricorda che, in fondo, il nostro più grande bene è Dio.

Posso immaginare che questo discorso possa apparire un po’ medievale, eppure sono convinto che l’umanità oggi, possa comprendere meglio che in passato questo millenario insegnamento della Chiesa. Viviamo in un epoca in cui possiamo avere davvero tutto. Migliaia di persone, nel nostro mondo occidentale, possiedono molti più beni di quelli che servono, mangiano più di quello che necessitano e possono vedere realizzati i loro desideri senza dover faticare. E chi non gode di questi privilegi mira, magari senza neanche rendersene conto, a ottenerli. Viviamo in una società che ci ha insegnato che abbiamo diritto ad avere e a fare tutto ciò che vogliamo senza alcun limite. Rischiamo che la civiltà occidentale diventi un grande asilo per bambini viziati. Non è un caso che, al diffondersi di questo stile di vita e di pensiero si associ un crescente interesse per scelte radicali di rinuncia al consumismo che ormai coinvolge non solo i beni ma anche le persone. Il cristianesimo ha sempre avuto in se stesso l’antidoto per questo veleno subdolo che è la sensazione di poter essere soddisfatti dal mondo materiale e la Chiesa ha creato una mega campagna di vaccinazione obbligatoria e annuale per tutti i fedeli. Una campagna molto articolata e faticosa, è vero, ma che nessuno è chiamato a sostenere da solo. Ecco perché ci sono giornate di penitenza comuni: se è vero che la Chiesa è una grande famiglia, allora siamo chiamati ad aiutarci a vicenda sostenendoci uno con l’altro condividendo non solo i propositi, ma anche i tempi e le modalità di certi “esercizi penitenziali”. Un compagno può davvero fare la differenza nei momenti in cui sembra di non farcela.

PS.

Piccola proposta per questa Quaresima. Perché non provare a viverla in gruppo dandosi azioni e tempi comuni, guidati magari da un “esperto del settore”? Chissà che vivere questa avventura insieme, tra le altre cose, non rafforzi delle amicizie o ne faccia sbocciare di nuove.

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