6. La forza di un campo scuola

Riflessioni semiserie per impegnarsi seriamente nell’animazione 

Composizione di luogo:

Metà maggio inoltrato. Oratorio semivuoto, cortile pieno di attività. Festa patronale o di fine anno in corso: griglia, friggitrici, tendoni, banchetti, banconi, birra…

Personaggi:

Il don: impegnato su mille fronti, come un soldato, tra il cortile dove la festa è a pieno regime, la segreteria del Grest che sforna iscrizioni, alcune nuove mamme che si affacciano per l’iscrizione dei figli al catechismo dell’anno successivo, la preparazione del grest con riunioni ogni mezz’ora: scenografia, teatro, format, giochi… 

Eduanimatori dei gruppi dopocresima: occhi affossati dalle ore passate davanti ai libri. Maggio profuma di estate ma anche di esami. Qualche ora da dedicare alla festa della parrocchia con un servizio “easy” ma “almeno mi faccio vedere”.

Azione:

Nella chat del gruppo appare il fatidico messaggio della più “secchiona”: “Bisognerebbe cominciare a vedersi per preparare il campo…”. 

Tutti visualizzano e per alcuni giorni il messaggio rimane in stand by. Timidamente qualcuno accenna: “quando potremmo vederci?”. I messaggi corrono fra un “questa settimana difficile…” ad altri con orari mai sentiti: “potremmo vederci dopo le 22.30?”, ad altri più radicali: “cominciamo a chiedere a quelli dell’anno scorso cosa hanno fatto, poi copiamo”.

Non si sa come ma alla fine ci si trova. La prima riunione sembra sempre piuttosto inutile: le idee che circolano sono poche, la voglia ancora meno e l’estate sembra sempre molto lontana. 

Il don inizia dicendo: “Cosa servirebbe a loro?”. Da lì il processo parte, c’è chi propone l’ecologia, chi temi di alta spiritualità monastica, alcuni vorrebbero partire dall’ultimo successo della Marvel… alla fine si vola bassi, si prende una storia e la si farcisce di trascendenza e umanità eppure gli occhi sono già accesi e mentre si va a casa ognuno pensa: “… si potrebbe anche fare…”.

Dunque?

Se il centro estivo è un’esperienza importante e decisiva per gli oratori, i campi rappresentano sicuramente il momento più entusiasmante ed arricchente.

La possibilità di stare insieme per qualche giorno, lontano da casa e dai genitori, in una località bella e che permetta di passeggiare e nello stesso tempo di pensare, con animatori 24 ore su 24 a disposizione fanno sì che l’esperienza porti in sé tratti di successo sicuro.

Ai ragazzi diciamo sempre che quello che stanno vivendo è un momento pensato solamente per loro ed interamente a loro disposizione, è bene dunque indicargli che non sprechino il loro tempo ma utilizzino ogni minuto per chiedere, crescere, imparare.

Il focus del campo è certamente il gruppo: lo stare insieme e svolgere insieme tutto fa sì che ognuno cresca nella capacità di relazionarsi con l’altro e nella conoscenza di sé.

Il tema è certamente il centro di tutto ed ogni cosa che si vive e si propone ai ragazzi deve ricordare questo: la casa, le preghiere, le camere dei ragazzi, il programma, i giochi, le serate, persino il menù.

Ecco perchè considero il campo come una grande spettacolo: nulla deve essere lasciato al caso o all’improvvisazione. Nello stesso tempo è vero anche che è bene avere gli schemi mentali molto liberi perchè non sappiamo mai come i ragazzi reagiscono alle nostre richieste e a ciò che abbiamo pensato per loro.

Durante ai campi vediamo cose che nella normalità della vita oratoriana o quotidiana non sogneremmo mai. Ai ragazzi chiediamo di partecipare alla messa tutti i giorni, preparando magari alcune parti e lo fanno senza battere ciglio, chiedendo anzi a che ora si celebrerà. A loro chiediamo di aiutarci nella pulizia dei piatti, della cucina e dei luoghi che abitiamo ed anche questo viene fatto senza problemi.

Nel campo ogni ragazzo capisce di essere importante per il bene della comunità, del gruppo che vive assieme a lui, forse queste cose non le vive durante l’anno, dove gli oratori fanno fatica a proporre qualcosa di specifico e dove la scuola e gli altri mille impegni hanno la meglio.

Negli anni vedo come i ragazzi non ricordino nulla di quello che viviamo in oratorio ma è sempre motivo nostalgico e allegro il momento in cui si cominciano a raccontare aneddoti sui campi passati.

In questi giorni mi ha colpito un messaggio di un ragazzo ormai grande che si è allontanato dalla vita in oratorio: “Caro don, da tanto non vengo in chiesa e nemmeno in oratorio, eppure ogni volta che con la mente ritorno a quel periodo il mio cuore si riempie di emozione ricordando soprattutto le esperienze estive ai campi. Il clima che si creava, la comunione fra noi, la bellezza di sentirsi parte di qualcosa di grande, fatto apposta per noi. Questa nostalgia mi fa entrare in qualche chiesa del centro e ringraziare il buon Dio che mi ha permesso di fare questo. Chissà se un giorno ritorneranno tempi così belli”.

Chissà! Mi rivengono in mente le parole di san Luigi Orione: “Non si semina mai invano nel cuore dei giovani”. Continuiamo a seminare.

don Ale

Alessandro Digangi

La cocciutaggine sarda, la passionalità siciliana e l'operatività torinese fanno di lui un ragazzo intraprendente e sacerdote creativo. Affascinato dal mondo degli adolescenti e affamato di una vera educazione al bene, è un gran divoratore di libri e scrittore dalla penna fresca e pungente, che non si stanca mai di prendere spunto dalla poesia di Baglioni.

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