Corrispondenza oceanica

La Redazione – essere al limite del metafisico sempre pronto a tormentare… affidare incarichi creativi a chi pubblica sui social MGO – ha pensato che fosse interessante offrire ai giovani orionini l’occasione di incontrare da vicino il nostro amato prete di Tortona. E quale modo migliore di raccontare quelle pagine di ordinaria stramberia che hanno caratterizzato la vita di don Orione? Perché sì, diciamocelo, la vita di ogni uomo è caratterizzata da momenti memorabili che si manifestano nella capacità squisitamente umana di far fronte alle vicende più strane con una dose di fantasia e prontezza di spirito. Momenti rivelatori in cui, tra le pieghe di una quotidianità apparentemente banale, traspare la grandezza della persona. Potremmo azzardarci a chiamarli momenti di Provvidenza creativa. La vita di don Orione ne è piena.

E sia, lanciamoci in questa avventura.

Ci troviamo a vivere il mese missionario. Come molti sapranno, anche don Orione lo è stato, in tempi in cui il sud America godeva di fama di terra promessa in cui arricchirsi con facilità, ma al tempo stesso presentava grossi problemi sociali e fasce di povertà estrema. È in questo contesto che, la mattina del 11 dicembre 1935, don Orione, da Buenos Aires, si presta a scrivere al cardinale Schuster, arcivescovo di Milano che gli ha mandato a dire, tramite il fido don Sterpi di non tornare arricchito dai suoi viaggio latinoamericani. In caso contrario, informa il cardinale «non lo riconoscerò più come don Orione(!)».

Ed ecco la risposta alla minaccia del cardinale:

Eminenza Rev.ma,

Don Sterpi mi scrive che vostra Eminenza gli lasciò detto che tornassi presto, ma povero, ché, se vengo carico di dollari o pesos, non mi riconoscerebbe più.

Eminentissimo, spero, che con la grazia di Dio, vorrà riconoscermi ancora, e mi riconoscerà sempre, poiché, per venire in Italia, penso che qualche anima buona dovrà pagarmi il viaggio, dacché tra il denaro e me c’è una specie di inimicizia perpetua.

La Divina Provvidenza, per altro, manda, giorno per giorno, quanto fa bisogno, a seconda del numero dei ricoverati; e, non solo moltiplica il pane, ma, è tanto maternamente buona, che moltiplica anche il pesce. Onde, non ho soldi, ma non ho debiti.

Come vada questa cosa non lo so, so che chi fa tutto è la Divina Provvidenza e che il gran debito sono io, che dovrei essere ben diverso con nostro Signore.

Come volevasi dimostrare: da una battuta, una lezione per tutti noi sull’infinita bontà di Dio che si prende cura di tutti noi.

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