In comunità abbiamo finito di costruire il presepe e quest’anno ho imparato un’amara verità: l’attività del presepista amatoriale è sempre condizionata dall’infelice realtà di dover fare i conti con il materiale che si ha a disposizione. Immancabilmente, quando questo fattore si scontra con i progetti stratosferici di un presepe più bello dell’originale di Betlemme anno 4 a.C. (spero di non scandalizzare nessuno con questa data ma… è un’altra storia) ci si ritrova a doversi dolorosamente ridimensionare e adattare alle circostanze. Ed è stato così che il presepe di quest’anno è venuto sì bello, ma con una strana particolarità.

Dato che le statue principali (Santa famiglia, Magi e angeli) erano le più grosse tra quelle a disposizione, tutto è stato costruito al contrario. Nel senso che la prospettiva è stata del tutto capovolta, come se l’intero presepe fosse visto dall’interno, dalla capanna. Ora non so a voi ma a me non è mai capitato di vedere un presepe del genere. Mentre lo stavamo assemblando, quindi, stavo cercando una qualche risposta di spirito da dare ai confratelli che sicuramente avrebbero fatto notare la ehm… imprecisione.

Ed effettivamente, lo Spirito ha risposto – scusate il pessimo gioco di parole. È giustissimo che il presepe sia costruito con la prospettiva di Gesù. Siamo cresciuti pensando che il punto del Natale fosse quello di contemplare la meraviglia e la bontà di un Dio che scende sulla terra per condividere la nostra stessa esistenza, il che è vero, ma ci siamo dimenticati forse della cosa fondamentale. A Natale non è tanto importante come noi guardiamo Gesù, ma come Gesù guarda noi.

Sì perché Dio non si è fatto uomo con quell’odioso modo di fare snob di chi sa (o si sente) di essere superiore a chi gli sta davanti e con molta politically correctness si adegua (già il termine è odioso) all’inferiorità dell’altro. Fortunatamente Dio è molto più Signore, non fa le finte e, soprattutto, non è a modo. No no, lui viene a stare in mezzo a noi perché per lui siamo importanti, non perché vuole essere gentile. Per il Padre non c’è nulla di più importante e amabile del Figlio e nel momento in cui il Figlio diventa uomo, ogni uomo diventa agli occhi del Padre come il Figlio: la cosa più importante che esiste.

Questa è la grandezza del Natale. Da quella notte, non dobbiamo più avere paura che lo sguardo di Dio si posi su di noi. Da quella notte, ogni volta che il Padre ci guarda, tra tutte le nostre piccolezze e brutture non può fare a meno di riconoscere gli stessi tratti di Colui che ha amato da sempre.

Che questo Natale sia l’occasione per fermarsi e sentire su di noi questo sguardo che ci dice Tu sei tutto ciò che conta per me!

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