Iniziamo oggi la pubblicazione di alcuni passaggi di interviste realizzate da don Fabian Pitreti ad alcuni sacerdoti e chierici orionini e pubblicate in un libro dal titolo “don Orione ieri e oggi”

Risultati immagini per mons. giovanni d'ercole

Nome: Mons. Giovanni d’Ercole
Nato il: 5 ottobre 1947 a Rendinara (Aquila)
Ha emesso la professione perpetua il: 19 marzo 1974
Ordinato sacerdote il: 5 ottobre 1974
Ordinato vescovo il: 12 dicembre 2009 dal cardinale Tarcisio Bertone SDB Incarico attuale: Vescovo titolare di Ascoli Piceno. Per tanti anni è stato autore e conduttore televisivo della rubrica religiosa “Sulla via di Damasco” su Rai 2.

Lei, nei suoi vari interventi, sottolinea molto la gioia di essere cristiano. Come vede un orionino il mondo d’oggi? Quali aspettative e prospettive?
Un figlio di Don Orione, per sua natura, è un ottimista. Anzi, ogni cristiano per sua natura è un ottimista. Non perché nasconde le difficolta che ci sono, ma perché sa che Gesù ha già vinto il mondo. Riesce quindi a guardare con occhio positivo tutto quanto e cerca di cogliere in qualsiasi direzione il positivo per poter dialogare con tutti, per costruire, per cercare piuttosto ciò che unisce che ciò che divide il mondo. La gioia e l’ottimismo di Don Orione nascono anche dalla consapevolezza che soltanto la carità salva il mondo e che perciò, quando noi abbiamo sempre speso la nostra vita per gli altri, abbiamo messo un mattone per la costruzione dell’edificio della nuova città dell’amore.

Lei parla di edificazione del mondo, di contribuire all’edificazione del mondo. È la formazione, secondo lei, un contributo per la costruzione del mondo?
Quando si parla di formazione si deve intendere la maturazione della persona. La maturazione è la consapevolezza della propria missione. Quindi, man mano che la persona prende coscienza di quello che il Signore vuole per lei, diventa sempre più entusiasta per realizzarlo. Perciò la formazione presuppone: primo, una disponibilità per accogliere ciò che Dio vuole per la tua vita; secondo, la volontà di realizzare quanto Dio ti manifesta attraverso i superiori, la vita, la scoperta delle tue doti; terzo, la gioia di condividere, di mettere i tuoi doni a disposizione degli altri, in modo tale che tu svolga un servizio alla comunione, alla crescita della società. Ognuno di noi è un grande tesoro: Dio ci ha fatti diversi e ognuno di noi è un protagonista: deve sentirsi protagonista, e lo è nella misura in cui dà la sua vita per gli altri. Don Orione ce lo ha insegnato. Sapendo valorizzare tutti: anche i più deboli, i più fragili… i meno dotati, e ha ottenuto il massimo perché, quando si dà fiducia a qualcuno, avviene l’impossibile, perché a Dio niente è impossibile.

Molto bella la sua risposta; molto belle queste parole. Come ha incontrato Don Orione? Come ha scoperto la sua vocazione?
Io ho incontrato Don Orione in un modo molto strano, perché, quando ero bambino facevo teatro, e facendo teatro, ogni tanto, nelle pause, ci davano dei libretti da leggere e a me capitava sempre un piccolo libretto dove ci sono delle figure di Don Orione e delle raffigurazioni… Mi colpiva sempre l’immagine di questo prete con i bambini sulle spalle tra i terremotati. E dicevo: “Toh!… quanto mi piacerebbe da grande fare come questo”. Però non sapevo chi era Don Orione, perché non avevo mai letto il testo. Guardavo soltanto le figure. Dopo aver finito la scuola elementare, un sacerdote che mi seguiva, un frate carmelitano, voleva farmi entrare alla Scuola Apostolica dei carmelitani; però, nel giorno stesso in cui dovevo andare, è morta la mia mamma, e quindi non sono più andato dai carmelitani. Mio padre, che si è trovato disoccupato e con due figli, non sapeva come fare, e si è rivolto ad un sacerdote di Don Orione. Questo prete, Don Pietro Braceschi, che era alla Casa delle “Tre Fontane” – la casa del giovane lavoratore – gli ha detto: “Ci penso io”. E così sono entrato al Don Orione.

Quindi, da Don Orione è entrato con il forte desiderio di diventare sacerdote?
No. Per essere sincero no. Sono entrato più perché volevo studiare. Poi, però, man mano mi sono appassionato conoscendo Don Orione e allora ho voluto restarci, attraversando poi anche dei momenti di difficoltà. Ma ho avuto sempre la gioia di scoprire in Don Orione l’ideale della mia vita.

Allora, perché prete orionino e non diocesano?
Prete orionino perché mi ha colpito sempre il suo amore per i poveri. Siccome vengo da un ambiente molto povero, ho visto in Don Orione un padre della gioventù abbandonata. Questo mi ha affascinato, ma ancora di più il suo amore per la Chiesa. Ho visto in Don Orione questo desiderio di mescolarsi, di immergersi nella Chiesa e per me è stato sempre un grande desiderio, quello cioè di vivere a servizio della Chiesa svolgendo una testimonianza che sia di attenzione al popolo. Però, tutto questo, senza distinguerci troppo dal clero diocesano. Questa mi sembra una caratteristica di Don Orione, tanto è vero che Don Orione non vuole che noi portiamo una divisa particolare, ma vuole che prendiamo quella del clero dove ci dobbiamo immergere e che immettiamo nella realtà. Questo mi ha sempre affascinato.

Related Posts

Latest Stories

In ascolto del Papa

Ascoltare il silenzio

Un anno dopo

In ascolto del Papa

“Fratelli tutti!”, siete pronti a fare festa?!

Il Giubileo per la Terra

Search stories by typing keyword and hit enter to begin searching.