Nome: don Attilio Rivo
Nato il: 07 maggio 1952 a Feltre (Belluno)
Ha emesso la professione perpetua il: 25 aprile 1981
Ordinato sacerdote il 25 giugno 1983
Porta l’incarico di: Direttore e Capo ufficio delle Poste Vaticane

Chi è Don Attilio?
Don Attilio è un sacerdote di Don Orione, che cerca di essere un suo degno figlio, vivendo il carisma che la Congregazione trasmette continuamente.

Quando ha scoperto la sua vocazione?
Avrò avuto 5 anni. Così presto? Sì. È accaduto quando ho cominciato a servire la Messa, ed ero così piccolo da non arrivare ancora all’altare.

Quindi ha fatto il chierichetto, da piccolo?
Sì, ho fatto il chierichetto e già allora, ecco, prepotente, il desiderio di diventare sacerdote. All’età di 8 anni, poi, con il classico tema in classe “Cosa farai da grande?”, mi sono, come si suol dire oggi, “esposto ufficialmente”: scrissi infatti che volevo essere prete. Voglio rivelarti un particolare: in questo tema avevo scritto anche che la Madonna “Rosa mistica” mi avrebbe protetto.

Come mai la Madonna “Rosa mistica”?
Non so perché scrissi “Rosa mistica” all’età di 8 anni… forse vedevo la Madonna come un fiore spirituale.

Quindi, fin da piccolo è stato devotissimo della Madonna e desideroso di diventare prete.
Sì, fin da piccolo ho avuto questo desiderio. Con i miei cuginetti giocavo a fare il prete. Mettevo il grembiule della mamma sulle spalle, come fosse una pianeta, e celebravo la messa, mentre i miei cugini facevano i chierichetti. Una volta non era raro trasportare il sacro nel gioco, soprattutto quando c’erano dei bambini che, come me, volevano entrare in seminario. Mi ricordo una volta che il parroco stava celebrando la Messa; l’altare era ancora rivolto verso l’abside e il celebrante dava le spalle all’assemblea. Io, stando in ginocchio, gli tiravo la pianeta e lui mi chiese perché lo disturbavo. Io prontamente risposi: “Voglio essere come te!”. L’amore alla Madonna, poi, l’ho respirato fin dalle ginocchia materne.

Ecco, una vocazione che il Signore ha fatto sentire fin dalla prima infanzia.
Che difficoltà ha un bambino che vuole entrare in seminario? Che difficoltà ha avuto lei in quel tempo? La mia è stata una vocazione molto travagliata, perché la mia salute era molto fragile. Questa è stata forse la mia principale difficoltà, perché già da piccolissimo sono stato per un lungo periodo in una casa di cura – allora si chiamava preventorio – per problemi polmonari. Successivamente, a causa sempre della salute, ho perso degli anni di scuola, soprattutto durante le elementari. Però, questo desiderio di diventare sacerdote è sempre rimasto immutato.

Ha detto che vedendo il suo parroco sentiva di voler fare anche lei il prete.
Sì. L’esempio del parroco, di un sacerdote, è molto importante. Però, bisogna anche dire che, prima degli anni ’70, il voler diventare sacerdote era considerato qualcosa di grande, di immenso, perché la religiosità era molto profonda e forse sono stati i sacerdoti che ho avuto nella mia fanciullezza a instillare in me il desiderio di essere prete.

Quanto è importante secondo lei la testimonianza di un prete per la nascita di altre vocazioni?
È fondamentale. Il buon Dio “trasmette” continuamente la fede, ma se non c’è una testimonianza vissuta, uno come fa a capire se questa vocazione è per lui? Quindi, tutto parte dalla testimonianza del prete. Questo mi sento di dirlo anche per i nostri tempi. Anche il servizio all’altare può essere un servizio attraverso il quale i giovani si possono innamorare del ministero sacerdotale: se i giovani respirano il sacro, allora si può lavorare con loro.

Fin da piccolo ha voluto seguire Don Orione?
No. Il mio desiderio iniziale era quello di entrare nel seminario diocesano della mia zona, vicino al mio paese. Avevo fatto l’esame di ammissione in seminario, superandolo brillantemente, solo che, per problemi economici, io ero il quinto di 7 figli, i miei genitori erano in difficoltà per pagare la retta e il giorno precedente al mio ingresso, dal seminario hanno chiamato mia mamma dicendole che non potevo essere ammesso. Per un ragazzo di dodici anni questo vuol dire che il mondo gli crolla addosso. Così, per la prima media, mio padre ha dovuto iscrivermi alla scuola statale. Ma tutto era solo rimandato, perché quando il Signore gioca con noi, gioca bene! Queste sono le Sue vie. Dopo due anni, alla fine della seconda media, siamo ormai nel 1967, è arrivato nel mio paese un sacerdote di Don Orione, il cosiddetto “vocazionista”, che cercava, domandandolo al parroco, ragazzi della parrocchia desiderosi di andare in un campo-scuola orionino. Così io, che di Don Orione non avevo mai sentito parlare, ho capito subito che questa era la mia strada. Venni a sapere che in un paese vicino, distante da me in linea d’aria meno di un chilometro, c’era una casa di Don Orione, anzi, una parrocchia e un piccolo seminario minore. Don Fausto Franceschi, attualmente direttore dell’Istituto Teologico in India, era lì a studiare: frequentava la 1° media. E così sono andato lì con mia mamma per conoscere il direttore, Don Angelo Pasinato, che poi – guarda la Provvidenza – è lo stesso direttore che ho ritrovato quando ho ripreso le medie a Botticino, in Provincia di Brescia. Restava sempre il problema economico, ma il direttore disse a mamma: “Per quello che riguarda la retta, lei dia quanto può dare e quando può, per il resto ci penserà la Provvidenza”. Quindi, sono le vie del Signore che ti portano a realizzare la tua vita. Quando si chiude una porta, si spalanca un portone…

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