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Nato il: 05 giugno 1973 a Reggio Calabria
Ha emesso la professione perpetua il: 24 marzo 2007
Ordinato sacerdote il: 20 settembre 2008
Incarico attuale: Direttore del Seminario Don Orione di Iasi – Romania

Rompiamo il ghiaccio con la consueta domanda, che ho riservato come inizio di queste “chiacchierate”: chi è Don Alessandro Lembo?
Sono sacerdote di Don Orione da quasi 8 anni, ordinato nel 2008 a 35 anni: ho iniziato il cammino da “grande”, già ventiseienne. Sono originario del sud Italia, della Sicilia. Precisamente le mie radici familiari affondano nel terreno di Ucria, un piccolo centro di 900 abitanti, sulle pendici dei monti Nebrodi. Ma io sono nato e vissuto in Calabria, dove i miei si trovavano per ragioni di lavoro. L’infanzia e la prima adolescenza le ho vissute in un paese della Provincia di Reggio Calabria, Taurianova, centro dove non torno quasi mai, ma che è il luogo dei ricordi più belli e dove ancora conservo buoni amici. Dopo è arrivato il trasferimento a Reggio Calabria, dove ho frequentato il liceo classico, prima, e poi la Facoltà di Ingegneria.

Liceo Classico e poi Ingegneria… non è proprio così frequente!
In effetti ingegneria non è lo sbocco più naturale dopo anni in cui ci si è dedicati soprattutto a materie umanistiche. Ma è anche vero che il liceo classico è una scuola completa proprio perché prepara in generale e sviluppa la capacità di apprendere. Credo che gli studi classici fatti bene permettano di buttarsi in ogni campo. Nel mio caso, poi, tanti fattori hanno giocato. Mi piaceva anche la matematica, è vero. Ma non è stato solo questo a spingermi verso l’ingegneria. Diciamo che a quel tempo ha prevalso la “prosa” sulla “poesia”. Mi entusiasmavo per i classici della letteratura, ma “i grandi”, gli adulti mi riportavano con i piedi per terra: ho ascoltato il consiglio di chi mi invitava a guardare soprattutto al mondo del lavoro e del mercato. E ingegneria offriva molte più opportunità. Non posso dire che abbia vissuto contro voglia gli studi di ingegneria, sono riuscito bene e ho trovato anche buoni amici. Sono stati anni impegnativi e belli, con le gioie e i tormenti della giovinezza. Tuttavia l’anelito poetico, il desiderio di “un di più del numero”, probabilmente, covava sotto la cenere e… si è preso la sua rivincita!

Cosa l’ha colpita così tanto da indurla a “cambiare strada”?
All’inizio mi ha colpito molto la semplicità, la disponibilità, il clima di familiarità e di bontà con cui erano trattati i ragazzi dell’istituto. Ho cominciato a conoscere l’ambiente di Don Orione, a volte mi fermavo a pranzo, facevo il torneo di calcetto con in ragazzi, a poco a poco Don Orione “mi ha preso”. Vidi in giro per la casa un libro che raccontava la sua vita e lo chiesi in regalo… mentre leggevo nasceva in me, sempre più spesso, questa domanda: perché non potrei fare anch’io qualcosa di simile? E quando pensavo questo, mi sentivo contento, pieno di entusiasmo. Con il passare del tempo, questo “strano pensiero” invece di sfumare andava sempre crescendo. Allora ho cominciato a prenderlo sul serio, a pensare che forse sarei potuto essere sacerdote, sacerdote di Don Orione.
Quando l’idea si è fatta seria, sono cominciate anche le fatiche, i dubbi, le paure. Ho preso contatto con i formatori di allora, ho chiesto aiuto al sacerdote gesuita che al tempo era incaricato della cappella universitaria e che era “specializzato”, da buon gesuita, nel campo del discernimento. Risultato: a luglio mi son laureato, a settembre ero in seminario a Velletri!

Quindi, dal “sistemare tubi” e progettare case, è passato a costruire una casa più grande, la “Casa di Dio” e a cercare di “sistemare le vite” delle persone. Come hanno reagito i suoi amici e i suoi genitori?
Diciamo che non ho avuto tragedie. Nessuno mi ha detto: “Devi passare sul mio cadavere”, come ha fatto all’inizio la mamma di qualche mio confratello. Tuttavia, mio padre non l’ha presa benissimo, non perché contrario al fatto di avere un figlio sacerdote, ma perché pensava che potesse trattarsi di una scelta avventata, fatta solo sull’entusiasmo di un momento, col rischio di disorientarmi, sciupando tempo e opportunità preziose. Dopo lo smarrimento iniziale, ho avuto entrambi i genitori al mio fianco e negli anni della formazione il messaggio che mi hanno mandato, a volte esplicitamente, altre implicitamente, è stato: “Se il Signore ti conferma su questa strada, noi siamo al tuo fianco. Ma per qualsiasi problema, noi ci siamo”. Diciamo che è una bella sensazione…
Gli amici sono rimasti molto meravigliati. Qualcuno mi diceva: “Ma no! ti rendi conto di quello che fai?”. Tuttavia, anche da parte di quelli che non frequentavano la chiesa, quelli non particolarmente praticanti, (che poi erano la grande maggioranza dei miei amici al di fuori dall’ambiente del volontariato al Don Orione), ho percepito un grande rispetto e, in qualche caso, la nostalgia di una vita intesa come vocazione. Uno magari si aspetterebbe solo critiche, invece no. E qualche volta, quelli più toccati da questa scelta sono stati proprio quelli più lontani dalla chiesa. Comunque, anche se sono passati 20 anni, con gli amici più cari, ancora ci sentiamo e ci incontriamo.

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