Il diritto di essere ascoltati

Forse a causa di tutti i problemi relativi alle scuole che iniziano, ai soliti piccoli e grandi bisticci della politica e a quel piccolo fatto che ci troviamo ancora a vivere nel mezzo di una pandemia globale che sta causando ancora tanta sofferenza e preoccupazione, a qualcuno potrebbe essere sfuggito il fatto che questa domenica (e lunedì mattina) il popolo italiano è chiamato a esprimere il proprio parere sulla modifica di una parte della Costituzione italiana.

I nostri Parlamentari, prima che scoppiasse la pandemia Covid19, avevano approvato una legge costituzionale che avrebbe modificato la Carta fondamentale dello Stato italiano, diminuendo il numero di appartenenti alle due Camere parlamentari. Ora, la decisione finale spetta al popolo italiano nella sua interezza, proprio perché non si tratta di approvare una legge qualunque che potrebbe essere disfatta dalla prossima maggioranza politica.

La possibilità che l’ordinamento italiano dà ai suoi cittadini di avere l’ultima parola (a parte casi di modifica particolari e ben definiti) non è qualcosa di così scontato. Nel Regno Unito, tanto per fare un esempio, sovente considerato come la patria della democrazia, neanche esiste una Costituzione scritta e definita, ma un insieme di leggi e tradizioni che regolano i rapporti tra Corona, Parlamento e Governo. Negli Stati Uniti, invece, patria delle costituzioni moderne, la Carta Fondamentale dello Stato può essere aggiornata da appositi aggiornamenti (i famosi Emendamenti) approvati dal Congresso e dai singoli Stati federati senza consultare il popolo nella sua interezza.

A noi italiani, invece, è garantito un diritto fondamentale: quello di essere consultati. Fondamentalmente, quando i Costituenti hanno steso il testo, hanno compiuto un atto di grande coraggio, si sono fidati del loro popolo; lo hanno considerato abbastanza maturo e responsabile da prendere delle decisioni importanti e non come un bambino da guidare anche senza che capisca. Ecco perché per noi italiani votare, non solo questa domenica ma in ogni occasione in cui veniamo convocati, dovrebbe essere un vanto e un obbligo interiore. Ci è stata data fiducia, dovremmo sentirci un po’ tutti responsabili nel dimostrare che essa non stata mal riposta.

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