Scioglimento dei ghiacciai, eventi meteorologici estremi, biodiversità a rischio, inquinamento…ci manca l’invasione aliena e potrebbe benissimo essere un film di Steven Spielberg. Purtroppo no, è la nostra Terra.

Ormai da qualche tempo la crisi ecologica è stata portata all’attenzione dei mass media, e anche la Chiesa sembra averne da qualche tempo un occhio in più di riguardo avvertendo la necessità di una profonda riflessione sulla cura del creato, a tal punto che ogni anno, dal 1° settembre, che è la Giornata mondiale di preghiera per la cura del creato, al 4 ottobre, giorno della memoria liturgica di san Francesco, il patrono degli ecologisti (e anche d’Italia), celebra il Tempo del Creato, in cui la famiglia cristiana si ferma a riflettere sul rapporto che l’uomo di oggi ha con sé stesso e con gli altri, con la Creazione che ci circonda e con Dio. Non è come l’Avvento o la Quaresima, ma ha comunque la sua rilevanza.

Un arco di tempo in cui siamo già entrati da più di due settimane, e che quest’anno, assume una connotazione particolare, in quanto tutte le chiese d’Europa hanno voluto che si celebrasse come un Giubileo, così il nome Giubileo per la Terra, a motivo non solo del cinquantesimo anno dall’istituzione nel 1970, da parte dell’ONU, della Giornata della Terra, ma anche della pandemia che ci sta tenendo sotto scacco ormai da qualche mese, che ha rivelato come davvero tutto sia in relazione, come scrive Papa Francesco nella Laudato Si’: l’uomo con gli altri uomini, l’uomo con la natura, l’uomo con Dio. Dunque, un tempo speciale per riflettere su come oggi viene vissuta tale relazione tripartita, alla luce della crisi ecologica che stiamo vivendo.

Ma cosa significa celebrare questo tempo come un Giubileo? Il Papa ce lo spiega attraverso “le 5 R” (almeno così le chiamo io…), cioè cinque significati che hanno la loro radice nella Bibbia. Giubileo, dunque, significa:

  • ricordare, che siamo creature e che “tutto è in relazione” e la vocazione del Creato ad essere comunità d’amore;
  • ritornare indietro nei nostri passi e ravvedersi dei legami spezzati: con Dio Creatore, con la natura, con gli altri;
  • riposare, eliminando e/o rivedendo le abitudini nocive e superflue, riscoprendo “stili di vita più semplici e sostenibili”;
  • riparare “l’armonia originaria della creazione”, ristabilendo relazioni più eque e ripristinando gli equilibri del creato;
  • rallegrarsi, poiché “il Creatore sostiene i nostri umili sforzi per la Terra”.

Letta così sembra davvero un’impresa, se affrontata da soli. Ma con il contributo di ciascuno di noi, forse possiamo rendere questa “casa comune” un posto migliore, per chi ci abita ora e per i prossimi che la abiteranno. Ma tutto questo non si può compiere senza una Speranza che non solo ci rallegra, ma che ci scalda e ci anima, donandoci la certezza di un avvenire migliore e trasformando il nostro agire, rendendoci, come voleva don Orione, “apostoli della carità”, nei riguardi dell’uomo e del Creato.

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