Evangelizzazione-in-musica? Con la christian music… si può fare!

Don Luca Ingrascì ci presenta una sintesi del libro appena pubblicato su questo tema di grande attualità.

Quante volte ci sarà capitato di andare al concerto del nostro cantante preferito o di trascorrere qualche ora al pub in centro per bere una birra e fare il tifo per gli amici “cantanti in erba”, e sentire dentro la vibrazione della musica che ti fa ribollire il sangue e ti fa tirare fuori tutta l’adrenalina in corpo!? Oppure di rivivere la gioia di quella canzone che ti riporta a un ricordo, a una persona, a un profumo familiare, a quell’evento in cui hai incontrato l’amore della tua vita o a quel viaggio poco organizzato che alla fine si è rivelato pazzesco. Anche a me una sera di qualche anno fa, a ridosso del Natale, è successa una cosa del genere. Mi trovavo a Marghera per ascoltare un gruppo di amici, i Joy Singers e, avendo sperimentato una profonda gioia nell’ascoltare quei brani di vario genere, dal gospel al pop, e percependo che quella stessa gioia sosteneva anche i coristi nella loro esecuzione, mi sono sorti spontaneamente due interrogativi: «Noi, come singoli e come Chiesa, siamo capaci di vivere il nostro essere cristiani e di far sperimentare la bellezza di essere discepoli del Signore con la medesima gioia che ha caratterizzato quella serata? La musica cristiana, attraverso i molti generi musicali, potrebbe svolgere un ruolo significativo a riguardo, soprattutto nei confronti di quei giovani che si sentono esclusi dalla Chiesa, che si sono allontanati dalla comunità ecclesiale o che semplicemente non trovano molte ragioni per vivere un’autentica esperienza di fede?».

Provando a darmi delle risposte “scientificamente provate” (che sarebbero state utili anche per la mia tesi specialistica in teologia pastorale), mi si è aperto un mondo! E ho scoperto che nel vasto panorama ecclesiale delle espressioni artistico-musicali, non dedite direttamente all’animazione liturgica, tutto ciò ha mille volti e un nome: christian music. Un modo diverso e alternativo di “fare musica” forse ancora poco sostenuto in Italia (culturalmente ed economicamente), che unisce professionalità ed evangelizzazione. Detta in altre parole, la christian music permette ai vari artisti cristiani di vivere la propria fede e la loro professione di cantanti/cantautori/musicisti come una vera e propria vocazione all’annuncio del Vangelo.

Da circa 50 anni generazioni di giovani hanno dedicato e continuano a dedicare tempo ed energie per “evangelizzare altri giovani”, come oggi ci direbbe anche papa Francesco, offrendo una risposta decisamente adeguata alle esigenze della nuova evangelizzazione. Attraverso la chritian music, infatti, il messaggio di Gesù Cristo si concretizza in stimoli e proposte di possibile conversione, di fraternità, di giustizia e di pace per tutti, specie per i giovani appunto.

È l’esperienza di tanti gruppi più o meno famosi: tra questi mi piace menzionare il Gen Rosso e il Gen Verde, nati e cresciuti alla fine degli anni Sessanta, grazie al carisma di Chiara Lubich, e ancora oggi attivi. Tuttavia ci sono esperienze anche più recenti, come la rock band francescana Tu sei bellezza di fra Matteo Della Torre, i Kantiere Kairòs, i Fuoco Vivo e i mitici The Sun. Oltre alle “bands”, esiste anche un’ampia carrellata di nomi che, come singoli, hanno realizzato in gioventù la “fede-in-musica” vissuta come passione per Cristo e passione per l’uomo, riuscendo a passare il testimone anche alle leve contemporanee. Basti pensare a Giosy Cento e a Roberto Bignoli come cantautori maturi e a Michele Pavanello, Debora Vezzani e Marco Mammoli degli ultimi anni, ad esempio.

A questo punto alcuni di voi potranno chiedersi: da dove viene il nome “christian music” e qual è la sua origine? Si può dire brevemente che la christian music è un fenomeno culturale che affonda le sue radici nel gospel afroamericano e trova le sue origini nelle Chiese evangeliche nordamericane alla fine degli anni Sessanta, inglobando una molteplicità di generi musicali che vanno dal pop al rock, dal blues al jazz fino a toccare quindi le corde originarie del folk e dello spiritual. In tal senso, a fronte delle nuove forme ed esperienze di evangelizzazione fiorite e sviluppatesi nella Chiesa cattolica nell’epoca post-conciliare, questo fenomeno ha iniziato ad essere accolto e integrato anche nel mondo cattolico fino a raggiungere una diffusione italiana significativa negli ultimi trent’anni.

Considerando che i giovani sono i principali “produttori” e “fruitori” della christian music, non può dunque apparire strano come ancora oggi stiano emergendo quei mondi musicali considerati un po’ “estremi” da alcuni, come l’heavy metal e il rap… ovviamente tutto di stampo cristiano! Penso a Kose, Routy Miura, LucaMaffi DJ e al suo “rap gesucristico”. E, giusto per non lasciarci sfuggire nulla, i più temerari potrebbero dare un’occhiata su Youtube e Spotify per cercare esperienze di christian metal e, magari, trovare interessanti la musica recentissima dei Choirs of Veritas, nati appena nel 2015.

Pensando ai continui richiami di papa Francesco e della Chiesa italiana ad ampliare il raggio d’azione della cosiddetta “nuova evangelizzazione”, credo che su un principio siamo tutti d’accordo: cioè che non è possibile fare pastorale giovanile ignorando la cultura in cui sono immersi i giovani manifestata in diverse forme ed espressioni. La musica, in particolare. Tuttavia poi sappiamo bene che, quando si entra nel concreto delle questioni, il gioco si fa duro ed emergono difficoltà di ogni genere e abilità – rimaste purtroppo poco nascoste – di semplificazione delle cose che…tradotte in poche parole portano alla conclusione: “non si può fare”. In realtà io credo che “si potrebbe fare”; anzi che “si può fare”. Probabilmente non dall’alto, ma dal basso. Cioè dalla creatività e dalla voglia di alcuni giovani, appassionati di musica e di Gesù Cristo, di avviare nella propria comunità esperienze simili di christian music. Ovviamente senza l’immediata pretesa di diventare famosi e di far soldi (nessun artista di christian music finora ha mai avuto questo obiettivo), ma almeno di provare a “sfondare” nel cuore e nella vita di altri giovani, armandosi della propria esperienza di fede e di musica. Non potrebbe essere una modalità giovanile per tradurre in pratica la “duplice fedeltà” di Don Orione al sentire della Chiesa e alla sua missione di evangelizzare,e al sentire dei giovani, ai loro desideri e modalità di approccio al mondo spirituale e alla fede cristiana per essere a loro volta testimoni gioiosi e credibili di Cristo?

Questa proposta può sembrare una pia illusione…e di fatto un po’ la è! Proprio per questo mi piace regalarvi un pensiero del mio caro amico Valerio Lode Ciprì, l’autore storico di tutti i testi delle canzoni e dei musical del Gen Rosso, che ha tradotto in realtà quel sogno e quella pia illusione giovanile di “evangelizzare-in-musica” altri giovani: «La musica non ha mai conosciuto confini, barriere; scompensa tutte le categorie sociali. Va bene per il re come per il poveraccio, va bene per tutti. La musica è linguaggio degli angeli, ma è anche musica di tutti noi. Cantare bene è l’augurio che lascio ed è una responsabilità per noi, perché abbiamo un’arma molto potente: la musica a servizio dell’evangelizzazione».

Don Luca Ingrascì

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