Può esistere una buona politica?

Parola forte, quella di unità. Significa concordia, convergenza di intenti, solidità di fondamenta. Unità è il tema di questa settimana, in cui siamo invitati, come cristiani di tutte le diverse confessioni, a pregare per formare un solo corpo.

Se da cristiano non posso che essere lieto di come tutta la Chiesa stia camminando verso una meta ben precisa, da cittadino mi chiedo se anche la politica stia andando in questa direzione, ossia se abbia a cuore un progetto di farsi strumento di unità sociale.

I fatti di attualità parlano chiaro, e mostrano come la politica spesso prenda strade ben diverse da quella auspicata. Alla stabilità sceglie la crisi, più che unità vi sono polarità esclusiviste e divisive, più che progetti a lungo termine sembrano prevalere interessi immediati, ben lontani da cogliere le esigenze di una società che, di riflesso, diventa instabile anch’essa. Tali fratture e inefficenze della politica la rendono distante dalla vita dei cittadini e dell’intera società: denigrata e disonorata, considerata come un insieme di meri giochi di palazzo, ecco che la politica perde il senso stesso della sua nobile vocazione, cioè quella, secondo Papa Francesco, di essere “una delle forme più preziose della carità”, il cui scopo è “cercare il bene comune”.

Che ne è dunque dell’aspirazione all’unità di cui parlavamo? Ideale realizzabile o mero utopismo? Se è vero che la politica oggi non sembra spesso essere all’altezza della sua originaria vocazione e della situazione attuale in cui ci troviamo, è pur vero che è l’unico strumento per raggiungere l’unità, la “fratellanza universale”, la “pace sociale”. Ma per farlo, c’è bisogno di una buona politica, che, come dice il Papa, “pensi con una visione ampia, e che porti avanti un nuovo approccio integrale, includendo in un dialogo interdisciplinare i diversi aspetti della crisi”; una politica, dunque, animata da “carità sociale”, che sappia cogliere le diverse esigenze della società. Una politica, insomma, che ritrovi il senso stesso del suo agire.

Una buona politica non è allora un’illusione, ma un sogno realizzabile; un’utopia che non esiste nel qui e ora, ma a cui bisogna sempre tendere; non un’ “idea vuota, ma un compito che, risolto poco a poco, si fa sempre più vicino alla sua meta”.

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