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Se Freud fosse stato italiano avrebbe dedicato gran parte del suo trattato sull’interpretazione dei sogni all’esame di maturità. La sogniamo per tutta la vita, al contrario di altri esami che dimentichiamo un mese dopo averli sostenuti. No, la maturità è incubo per la vita, un incubo capace persino camaleonticamente di aggiornarsi. Se un tempo sognavo di dover sostenere l’interrogazione di matematica al posto di quella di greco (la mia maturità era quella da due materie con i commissari esterni), recentemente ho sognato che dovevo sostenere l’interrogazione di greco con la

Lo sport può essere ed è, non solo gioco, ma ponte tra l’integrazione sociale e la crescita culturale. Il disabile che fa sport, purtroppo, è spesso visto come “eroe sfortunato” della serie: “Miracolo! Riesce a far sport nonostante la carrozzina, la mancanza di un arto o la cecità!”. Quando a fare sport è un soggetto con disabilità, elementi quali la disgrazia e il miracolo, si intrecciano in un tutt’uno. Parlare di disabili che fanno sport come se fossero tanti Forrest Gump non fa bene alla cultura dell’integrazione. Visibilità corretta vuol

La conferenza stampa tenutasi lo scorso 4 febbraio presso il Salone d’Onore del CONI – Foro Italico è stata un’occasione per affrontare il tema dell’integrazione all’interno dello sport e per presentare il Manifesto Sport-Integrazione, frutto dell’Accordo di Programma fra Coni e Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali. Al tavolo dei relatori erano presenti, tra gli altri, il Ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali Giuliano Poletti, il Presidente del CONI Giovanni Malagò, il Direttore Generale dell’Immigrazione e delle Politiche di Integrazione Natale Forlani, la Responsabile Strategia e Responsabilità Sociale CONI Servizi SpA Teresa Zompetti e il membro

È il momento del giudizio di maturità. E quindi della crisi, necessaria e feconda, perché crisi è parola che in greco indicava il “giudicare” operato nei campi dai contadini, quando dovevano vagliare il grano e distinguerlo dalla pula (l’involucro del chicco) o dal loglio (la zizzania che imita in tutto e per tutto il grano ma è velenosa), per conservare il primo ed eliminare i secondi. Il primo avrebbe dato farina e pane, il secondo un po’ di fuoco. Per un attimo potremmo provare a pensare a questa maturità non

È mattina presto ed il rumore del mercato rionale che si sveglia mi costringe ad alzarmi dal letto. Sarà una delle tante giornate di oratorio estivo e tutto dev’essere preparato al meglio; così la prima cosa che faccio è il controllo delle pattumiere, tante e colorate, sparse per il cortile. I sacchi son pieni di miriadi di cose, dalle più normali alle più stravaganti. Mentre faccio il meccanico e ripetitivo gesto di alzare il sacco e buttarlo nel cassone più grande, dove tutti i rifiuti si mescolano, penso alla pastorale

Papa Francesco ha incontrato i giovani davanti al Centro Culturale P. Félix Varela dell’Avana, una delle poche realtà ecclesiali a Cuba che forma il laicato secondo gli insegnamenti sociali della Chiesa. Anche con i giovani il Papa ha messo da parte il discorso preparato e ha parlato a braccio. Rispondendo a un giovane che ha detto di sognare una Cuba migliore ha citato uno scrittore latino-americano che dice: le persone hanno due occhi, uno di carne e uno di vetro. Con l’occhio di carne vediamo quello che guardiamo. Con l’occhio

Portate in ogni ambiente “il profumo della carità di Cristo”, vigilando perché la fede non diventi ideologia e la carità sia ridotta a filantropia. Lo ha chiesto Papa Francesco ai membri del Capitolo generale della Congregazione di Don Orione, ricevuti in udienza nella Sala Clementina del Palazzo Apostolico. “I preti che corrono”, gli Orionini. Buoni samaritani sempre rapidi nella loro sollecitudine, perché chi aiuta gli emarginati è cuore e gambe sempre in movimento. Papa Francesco, a un certo punto del suo discorso, ripete il vecchio appellativo col quale venivano chiamati

José María del Corral non può scordare l’immagine dell’arcivescovo con la pala in mano. Era il 29 marzo 2000, una bella mattina di fine autunno (australe). Jorge Mario Bergoglio aveva convocato in Plaza de Mayo una folla di differenti fedi e culture. E soprattutto loro: alunni e docenti di vario ordine e grado. Sotto quegli occhi divertiti, il cardinale avrebbe piantato, pochi minuti dopo, l’ulivo della pace. Una pace disse, rivolto a educatori ed educandi, che è flusso creativo di vita e speranza. Quel giorno, l’allora arcivescovo Bergoglio piantò, insieme

10 aneddoti rimasti nella storia delle Giornate Mondiale della Gioventù (Gmg). Le abbiamo raccolte leggendo il libro del giornalista Mimmo Muolo “Generazione GMG” (Ancora editrice). Da Giovanni Paolo II a Francesco, le Giornate rappresentano i più grandi raduni al mondo di giovani promossi dalla Chiesa cattolica. Quest’anno l’evento è in programma a Cracovia, in Polonia. Ecco di seguito la “top ten” delle Gmg: 1) L’AVENIDA DEI GIOVANI A Buenos Aires nel 1987 la prima edizione della Giornata Mondiale della Gioventù con almeno due milioni di partecipanti. Un fiume di giovani da

Nel corso dell’incontro fra Papa Francesco e Scholas Occurrentes, svoltosi oggi nell’Aula del Sinodo a Roma, è stato presentato il nuovo progetto editoriale di Mondadori realizzato in collaborazione con Scholas Occurrentes e la start up eFanswer: Chiedete. Le mie risposte alle vostre domande, un libro che verrà pubblicato nei prossimi mesi in Italia e all’estero. Chiedete. Le mie risposte alle vostre domande non è semplicemente un libro ma un “evento social internazionale”. Papa Francesco invita infatti i giovani di tutto il mondo a fargli delle domande attraverso il sito http://www.askpopefrancis.scholasoccurrentes.org,

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