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scuola

In questi tempi «da remoto» (che è pur sempre, dal latino, il participio di rimuovere) il discrimine tra assenza e presenza è il corpo. Ma che cosa significa davvero «in presenza»? Con il corpo, a dimostrazione del fatto che siamo convinti che la nostra vita tutta intera è spirito e carne. Noi siamo «presenti» quando spirito e corpo sono uniti, e la vita cresce nella misura in cui cresce questa unione. Se invece spirito e corpo si allontanano tra loro, la vita si avvilisce, viene «rimossa»: c’è una piccola morte tutte le

La scuola non serve a imparare il latino o le date, ma l’amore per la ricerca della verità e di ciò che è giusto. Per questo fa paura. Scrip, Twitter Settembre, per molti, è sinonimo di anno che ricomincia. Gli studenti lo sanno meglio di tutti. Si iniziano a elaborare tattiche per accaparrarsi i banchi migliori e i vicini desiderati, qualcuno è ancora alle prese con gli esami di riparazione, altri cercano di prolungare fino all’ultimo il riposo e le vacanze e altri ancora entrano in uno strano stato psicologico

Tra promozioni Amazon e altre imperdibili offerte ho riscoperto, ma per tutt’altro motivo, la passione per il primo giorno di scuola. No, non sarò io a varcare la soglia più odiata e contemporaneamente più rimpianta da una buona parte della mia generazione, ma ho avuto la fortuna, in questi ultimi giorni, di vivere la febbricitante attesa per quel momento unico, cambiando però punto di vista. Dall’alto oserei dire, ma non per motivi spirituali (o forse anche), ma perché un’amica da ormai più di un mese con timore e trepidazione prepara

Eccoti lì. La faccia assonnata. Tre mesi sveglio alle undici e ora quelle occhiaie lì. I professori da dietro la cattedra. I compagni che ridono, il casino. Torni a casa con la faccia stravolta, ed è solo la prima settimana di scuola. Giugno che sembra lontano anni luce. Dico a te. Sì proprio a te. A te che hai quattordici anni. O sedici. O diciotto. Che non hai idea di cosa farai oggi pomeriggio, e il mondo che ti chiede che cosa vuoi fare da grande. Che riesci solo a

Cari ragazzi, care ragazze,  si ricomincia e la prima nota della sinfonia che aprirà quest’anno è l’appello. Chi lo pronuncia è il maestro di un’orchestra speciale, in cui ognuno suona secondo il suo timbro unico e personale. Lo spartito è la grande armonia che siete chiamati a diffondere nel mondo, come singoli e come gruppo. Verrà pronunciato il vostro nome, come una chiamata, a cui potete rispondere solo voi. Ma “come si fa a vivere la modernità senza fare schifo?” si chiede prosaicamente l’incipit di una canzone, intuendo che una

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